Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

Maria Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato

Suor Lucia di Fatima: una vita “all’ombra” del Cuore Immacolato di Maria

La sintesi che si può trarre dalla lettura della vita di suor Lucia di Fatima, religiosa presso l’Istituto delle suore Dorotee prima e monaca carmelitana poi fino alla morte, è che davvero quella di questa eccezionale testimone del XX secolo è stata una vita tutta “all’ombra del Cuore Immacolato di Maria”, sotto la Sua protezione, sotto la Sua guida materna. La santificazione è arrivata come logica conseguenza di questo indirizzo mariano che Lucia aveva dato a tutta la sua vita consacrata.

Di “Lucia pastorella”, beneficiaria delle rivelazioni di Maria insieme ai suoi due cuginetti nel 1917 si sa moltissimo, dal momento che nelle sue quattro “Memorie”, redatte tra gli anni 1935-1941, è riportato tutto quanto si possa desiderare di sapere sulla storia di Fatima, del suo messaggio, nonché dei suoi antefatti. Ma va ricordato che, dal 1923 fino alla morte (13 febbraio 2005), Lucia iniziò, guidata dal Cielo, la lunga esperienza della vita religiosa, prima fra le Dorotee e poi, dopo una penosa attesa durata circa vent’anni, nel “dolce chiostro” del Carmelo, come amava definirlo lei stessa. Della sua vita da consacrata si conosceva poco e nulla fino al 2014, quando le sue consorelle, le monache carmelitane del monastero di Coimbra, hanno pubblicato una voluminosa e dettagliata biografia da loro curata della serva di Dio, ricca di tanti documenti inediti utilissimi anche agli studiosi per una ricostruzione più precisa dell’evento-messaggio di Fatima.

La sintesi che si può trarre dalla lettura del volume è che davvero quella di questa eccezionale testimone del XX secolo è stata una vita tutta “all’ombra del Cuore Immacolato di Maria”, sotto la sua protezione, sotto la sua guida materna. La santificazione è arrivata come logica conseguenza di questo indirizzo mariano che Lucia aveva dato a tutta la sua vita consacrata.

Quale fu la vita di Lucia in convento? Ripercorriamone le tappe salienti. Dopo la morte di Francesco e Giacinta, restò ad Aljustrel fino al 17 giugno 1921, quando partì per Oporto dove fu ricevuta come alunna interna nel Collegio delle Suore Dorotee a Vilar, alla periferia della città. Il 24 giugno 1925 ricevette la Cresima. Tre mesi dopo, il 24 ottobre 1925, entrò a far parte dell’Istituto di Santa Dorotea, mentre contemporaneamente fu ammessa come postulante nel convento della stessa congregazione a Tuy in Spagna, vicino alla frontiera portoghese. Il 2 ottobre 1928 pronunciò i primi voti come sorella conversa, prendendo il nome di religiosa di suor Maria Lucia dell’Addolorata. Dopo sei anni, il 3 ottobre 1934, emise i voti perpetui.

Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne trasferita nel Collegio di Sardão, a Vila Nova de Gaia, dove rimase per qualche tempo, per ragioni di sicurezza: « Nella ventina di anni che trascorse fra le Dorotee, cercando sempre di vivere nel nascondimento, suor Maria Addolorata svolse compiti di guardarobiera, vista l’abilità nel cucire e nel ricamare, di portinaia, di aiutante nel refettorio delle educande e anche di catechista con i bambini. Appena poteva si recava in cappella per intimi colloqui con Gesù e con la Vergine che le apparvero in più occasioni » (1).

Durante il noviziato, Lucia fu attraversata da forti dubbi sull’opportunità di restare in quella Congregazione oppure seguire l’antica vocazione che la chiamava nelle Carmelitane. Una serie di eventi problematici la resero certa che il proprio futuro sarebbe stata nel Carmelo. Ecco come lei stessa racconta la svolta decisiva: « Non appena ebbi bussato alla porta del tabernacolo il silenzio che regnava da sei mesi si interruppe e, sentendomi posseduta da un bene e da una luce soprannaturali, restai non so come. Mi sembrava che Gesù mi portasse con sé. Dopo aver passato alcuni istanti così, Gesù finì per lasciarmi con una pace e dolcezza come, lo posso garantire, non mi sono mai sentita » (2).

Dinanzi al tabernacolo pronunciò queste parole: « La tua risposta è tanto chiara, mio Dio, che non ho più dubbi, mi manca solo di sapere come e quando vuoi Tu che, aprendo le ali, prenda il volo » (3). E il volò lo prese ne 1948, il 25 marzo, dopo che per ben due volte dovette intervenire il papa Pio XII in persona, a cui suor Maria Addolorata volle rivolgersi per dirimere la sua sofferta situazione vocazionale. Il Sommo Pontefice approvò e confermò, per Lucia, la via della clausura presso le carmelitane scalze di Coimbra.

Lucia aveva allora 41 anni. Il 13 maggio 1949 vestì l’abito carmelitano e il 31 maggio 1949 fece la professione religiosa, assumendo il nome di suor Maria Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato. La cella nella quale fu sistemata per i primi due anni, nella zona riservata alle novizie, era piccola e luminosa, affacciata alla balconata del chiostro: « Tutto il mobilio si riduceva a un letto e a una piccola libreria dotata di un asse estraibile per scrivere sulle ginocchia. Alla parete qualche stampa devozionale e una grande croce vuota, per ricordare alla carmelitana che deve sempre vivere con le braccia sollevate come Cristo, in continua preghiera. Un monito applicato alla lettera dalla pastorella, sempre pronta a offrire al Signore tutto ciò che poteva per la salvezza delle anime e la santificazione dei sacerdoti » (4). Beata povertà, che fa felice chi ama Gesù povero e solo Lui desidera possedere! La piena felicità, conseguenza dell’aver trovato finalmente la definitiva vocazione, era da Lucia intensamente percepita: « La vita qui è molto più austera sotto ogni punto di vista – scriveva alla nipote Amelia che poi la raggiungerà in monastero – ma nostro Signore l’addolcisce al punto che quasi non si avverte. È il culmine della perfezione che possa raggiungere sulla terra una povera anima in quanto ad abnegazione e unione mistica… A me piace moltissimo!… Non scambierei un’ora di questa felicità con le più grandi ricchezze del mondo » (5).

Così parlano i santi che hanno la grazia di comprendere l’eccellenza della vocazione all’Amore sponsale, uno ed indiviso, vissuto nella vita claustrale, tutta per Gesù solo! A conclusione del noviziato, il 31 maggio 1950 suor Lucia si trasferì nella nuova cella, a metà del corridoio e con un’ampia finestra affacciata sul giardino dove visse per i successivi 55 anni. Le consorelle ne hanno scolpito la fisionomia spirituale in poche righe:

« Molto laboriosa, non perdeva tempo nella cella o nel laboratorio contiguo a questa, nello stesso corridoio. Lavorava pregando, e pregava lavorando. Molto ordinata, il tempo le bastava per tutto senza doversi affrettare. Al primo rintocco della campana lasciava quel che aveva in mano e con passo leggero fino a quando potè, e poi con qualche difficoltà, andava incontro al Signore, dove l’obbedienza la chiamava (…). Fedele all’orario della comunità, non si prendeva la libertà di sostituire un’attività con un’altra senza chiedere l’autorizzazione alla prioraCon molta discrezione viveva lo spirito di obbedienza e non voleva fare un unico passo che non recasse il sigillo di Dio. A volte non le fu facile essere una religiosa e la veggente di Fatima. Ma non le mancava la luce di Dio e la materna protezione della Madonna, che l’aiutavano a discernere il retto cammino, sempre fedelmente protetta dall’obbedienza. Viveva in comunità con semplicità, senza mettersi in evidenza. Seguiva con molta naturalezza il precetto: “esteriormente come tutte, nell’intimo come nessuna”. Di (…) aspetto gioviale, dietro a un sorriso aperto e una grande facilità per le battute spiritose che serbava per l’ora di ricreazione, nascondeva un vulcano incontenibile, un fuoco desideroso di incendiare il mondo, tutta l’umanità che abbracciava come un figlio. Lucia portava con e per amore un enorme e dolce peso che accettò volontariamente sotto il cielo di Fatima e non si pentì mai del sì pronunciato né ebbe mai la tentazione di desistere. Fu impresso nel suo cuore, a caratteri di fuoco, un marchio che niente e nessuno potè mai cancellare. Come la piccola Giacinta, poteva dire: “Mi sembra di aver fuoco nel petto, ma non mi brucio” (…).

Nella monotonia della vita quotidiana trovava sempre la freschezza di un amore rinnovato nel donare generosamente e completamente tutto il suo essere, alimentato da una profonda e continua vita di preghiera, motore di tutta la sua forza e forza della sua vita. Quando le giungeva notizia dei mali del mondo, quando riceveva lettere in cui si narrava di vite sprofondate nella palude del peccato le sue preghiere si intensificavano, innalzava le braccia supplicante e soffriva, perché si sentiva incapace di porre rimedio a tanto male. E affidava tutto e tutti all’amore materno della Madre Immacolata di tutti gli uomini.

Fino a quando le forze glielo permisero, e se non glielo impedivano altre occupazioni, partecipava a tutte le attività comuni. Era bello vederla oramai molto avanti negli anni mentre aiutava a lavare i piatti, approfittando di questo lavoro svolto durante la ricreazione per divertirsi a ricordare alcune canzoni della sua infanzia (…).

Lavorava in raccoglimento, ma sempre con diligenza, e metteva in pratica gli insegnamenti ricevuti nell’ormai lontano passato da educanda a Vilar (…).

Ogni tanto guardava più a lungo il tabernacolo e in questo sguardo diceva tutto e lo Sposo comprendeva tutto: era la sua anima che si prostrava davanti a Lui e in quel gesto presentava tutta l’umanità e ogni persona che chiedeva la sua preghiera; era il suo cuore che di nuovo si poneva in comunione con il cuore del suo Signore per la redenzione del mondo, del Papa, dei sacerdoti, della Russia… (…).

Umilmente chiedeva perdono per le mancanze della sua coscienza delicata, ma non scrupolosa, e con sincerità prometteva di essere sempre più fedele. Sentiva un grande desiderio di perfezione e di crescita nell’amore, affinché la sua preghiera fosse più potente nel cuore di Dio. Con dolore vedeva la sua fragilità, il suo spirito indipendente che reclamava i propri diritti – tratto questo molto accentuato nella sua personalità – e sospirava afflitta: “Mi dispiace molto per tutto ciò che contraddice la mia maniera di vedere e sentire. Devo morire perché gli altri vivano. Cristo morì per dare la vita a me”. Quanto dovette mortificarsi! Quanto dovette soffrire! Ma con gli occhi fissi in Cristo, andava avanti, senza guardare troppo i segni lasciati dalle spine nei suoi piedi, dando a tutto un significato spirituale » (6).

Durante la sua lunga vita in monastero, si verificavano sovente apparizioni e locuzioni da parte della Madonna e di Gesù, di alcune delle quali resta traccia nel diario della veggente. Nel’ultima decina di anni la salute peggiorò gradualmente e inesorabilmente ma il consueto buon umore non l’abbandonò: « I dolori, in particolare alla schiena e alle gambe per una deformazione della spina dorsale, erano sempre più acuti e da inizio gennaio 2005 le rendevano molto faticoso ogni movimento. Dal primo febbraio cominciò a venire nutrita mediante fleboclisi. Il 3 febbraio ricevette l’Unzione degli infermi e il 9 fece per l’ultima volta la comunione » (7).

Morì nel Carmelo di Coimbra il 13 febbraio 2005, a 98 anni. Il 13 febbraio 2008 papa Benedetto XVI ha concesso il decreto di dispensa dai cinque anni di attesa dalla morte affinché la Causa di beatificazione potesse essere prontamente iniziata. La Causa è svolta nella diocesi di Coimbra dal 2008 al 2017. I resti mortali della veggente riposano dal 2006 accanto a quelli di santa Giacinta Marto nella Basilica di Nostra Signora del Rosario.

Note

1) S. Gaeta, Fatima, Tutta la verità. La storia, i segreti, la consacrazione, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2017, p. 53.

2) Carmelo di Coimbra, (a cura di), Un Cammino sotto lo sguardo di Maria. Biografia di suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria, Edizioni OCD, Roma 2014, p. 200.

3) Ivi, p. 204.

4) Ivi, p. 375.

5) Ivi, pp. 378-379.

6) Ivi, pp. 404-407.

7) S. Gaeta, Fatima, Tutta la verità. La storia, i segreti, la consacrazione, p. 62.

Pubblicato da: Tempi di Maria

Vedi anche: Suor Lucia, apostolo del Cuore Immacolato di Maria

Pubblicato da gianluca05

Gesù Cristo è la nostra unica salvezza, Cristo è il vero affare della mia vita Ogni persona è come l'erba, e ogni sua gloria come il fiore dell’erba. L’erba si secca, e il fiore cade; ma la Parola del Signore permane in eterno. L’ultima profezia di Fatima: «Non uscite di casa, ci sarà un grande terremoto, città e villaggi rasi al suolo» Svelata una lettera con la drammatica visione di suor Lucia: «Vedo la terra scuotersi e tremare, città e villaggi sepolti, rasi al suolo, inghiottiti, montagne di gente indifesa, vedo i fiumi e i mari che trabordano e inondano e le anime che dormono il sonno della morte» Nel libro Fatima. Tutta la verità, scritto da Saverio Gaeta per le Edizioni San Paolo (240 pagine, 15 euro), si trova la più aggiornata e completa inchiesta sulla storia e il messaggio delle apparizioni ai tre pastorelli portoghesi. Pubblichiamo in esclusiva l’ anticipazione che riguarda uno dei temi più significativi e attuali: quello relativo all’ ipotesi di un testo scritto da suor Lucia in allegato al cosiddetto “terzo Segreto”, che ne spiegherebbe con chiarezza la visione e la profezia. Le apparizioni di Fatima furono sei e si susseguirono mensilmente fra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917, sempre in presenza di Lucia e dei suoi cuginetti Francisco e Jacinta, proclamati beati nel 2000 (anche per suor Lucia è in corso il processo di beatificazione). Come riporta Famigliacristiana.it, il 13 luglio ci fu la rivelazione di un Segreto diviso in tre parti: le prime due vennero rese note nel 1942, mentre l’ ultima è stata comunicata soltanto nel 2000, per decisione di papa Wojtyla, con un commento dell’ allora cardinale Joseph Ratzinger, che all’ epoca ricopriva l’ incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. La prima e la seconda parte del Segreto contengono la spaventosa visione dell’ inferno, la devozione al Cuore Immacolato di Maria, la Seconda guerra mondiale e i problemi causati al mondo dalla Russia e dall’ ateismo comunista. La terza propone l’ immagine delle sofferenze della Chiesa e del Papa, nel quale si riconobbe Giovanni Paolo II. Ma diversi accenni, fatti in passato da personalità ecclesiastiche che avevano letto integralmente il terzo Segreto, non coincidono con il testo reso pubblico, avallando l’ idea che motivi prudenziali abbiano fatto mantenere riservata una parte dello scritto di suor Lucia. Fu sostanzialmente il timore che Lucia potesse morire senza aver comunicato a nessuno la terza parte del Segreto a spingere il vescovo di Leiria, monsignor José Alves Correia da Silva, durante la visita che le fece il 15 settembre 1943 e la lettera che le inviò il 15 ottobre successivo, a chiederle per obbedienza di mettere tutto per iscritto. In effetti in quei mesi la veggente (ultima sopravvissuta dei tre pastorelli, ndr), aveva seri problemi di salute e dovette anche subire un’ operazione chirurgica alla gamba, a causa di un’ infezione che la debilitò molto. Quando le forze glielo permisero, provò a eseguire l’ ordine per ben cinque volte, fra novembre e dicembre, senza risultati: «Non so che cos’ è, ma, nel momento in cui tento di accostare la penna alla carta, la mano si mette a tremare e non sono capace di scrivere neanche una parola: mi sembra che non sia nervosismo naturale, perché, nel momento in cui mi metto a scrivere una cosa differente, la mia mano è ferma. Mi sembra che non sia nemmeno timore morale, perché la mia coscienza agisce secondo la fede, e credo che sia Dio che mi dice di farlo tramite sua eccellenza. Allora non so che fare». Il 3 gennaio 1944 avvenne la risolutiva svolta, chiarita soltanto di recente con la scoperta degli scritti inediti di suor Lucia: «Mi inginocchiai vicino al letto che, a volte, mi serve da tavolo per scrivere, e provai di nuovo, senza riuscire a fare niente; quello che più mi impressionava era che riuscivo a scrivere senza difficoltà qualsiasi altra cosa. Chiesi allora alla Madonna che mi facesse sapere qual era la volontà di Dio. E mi diressi alla cappella. Sentii allora che una mano amica, affettuosa e materna mi toccava la spalla, sollevai lo sguardo e vidi la cara Madre celeste». L’ indicazione della Vergine fu precisa: «Non temere, poiché Dio ha voluto provare la tua obbedienza, fede e umiltà; stai serena e scrivi quello che ti ordinano, tuttavia non quello che ti è dato intendere del suo significato. Dopo averlo scritto, mettilo in una busta, chiudila e sigillala e fuori scrivi “che può essere aperta nel 1960 dal cardinale patriarca di Lisbona o dal vescovo di Leiria”». In quel momento Lucia ebbe una nuova visione interiore: «Sentii lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui vidi e udii: - la punta della lancia come una fiamma che si allunga fino a toccare l’ asse terrestre; - e questa sussulta: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti vengono sepolti; - il mare, i fiumi e le nubi escono dagli argini, debordano, inondano e trascinano con sé in un vortice un numero incalcolabile di case e persone: è la purificazione del mondo dal peccato in cui si è immerso; - l’ odio, l’ ambizione provocano la guerra distruttrice!; - quindi nel palpito accelerato del cuore e nel mio spirito udii risuonare una voce soave che diceva: “Nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, santa, cattolica, apostolica. Nell’ eternità, il Cielo!”. Questa parola “Cielo” riempì la mia anima di pace e felicità, a tal punto che, quasi senza rendermene conto, continuai a ripetere a lungo: “Il Cielo! Il Cielo!”. Non appena passò quella soverchiante forza soprannaturale, mi misi a scrivere e lo feci senza difficoltà, il giorno 3 gennaio 1944, in ginocchio, appoggiata sul letto che mi servì da tavolo». Indubbiamente le frasi che si leggono nel diario di Lucia del 3 gennaio risultano molto forti e drammatiche, con le immagini delle acque che debordano e uccidono. Però, mentre qui si trattava di fogli personali, già in una lettera di ben sei anni prima la veggente aveva descritto immagini ancor più intense e sconvolgenti. Infatti, sul finire del 1937, il vescovo Correia da Silva inviò a Lucia, per verificare che il contenuto fosse esatto, la bozza della biografia su Jacinta scritta da José Galamba de Oliveira, pubblicata in prima edizione nel maggio del 1938. Nella lettera di risposta, la veggente non suggerì particolari modifiche, ma piuttosto approfittò della circostanza per lasciarsi andare a un’ intima confessione con il vescovo di Leiria, parlando di particolari che si intuiscono correlati al Segreto, soprattutto in relazione all’ immagine della «luce immensa che è Dio» presente anche nella “terza parte” rivelata. Innanzitutto un auspicio: «Se solo il mondo riconoscesse il momento di grazia che ancora gli è concesso e facesse penitenza»; quindi la confidenza: «Vedo, nella luce immensa che è Dio, la terra scuotersi e tremare dinanzi al soffio della Sua voce: città e villaggi sepolti, rasi al suolo, inghiottiti; montagne di gente indifesa; vedo le cataratte fra tuoni e lampi, i fiumi e i mari che trabordano e inondano e le anime che dormono il sonno della morte!...» (e la frase si conclude con dei puntini sospensivi, simili a quell’ «ecc.» che si legge al termine della “seconda parte” del Segreto, dopo l’ annotazione sul Portogallo e la fede). "Quando il mondo chiederà pace e sicurezza e rimpianti per tutto il male che ha fatto, l’improvvisa distruzione della nuova armagedon è arrivata e soffriranno". Queste sono state le profezie della vergine di Fatima quando sono comparsi tre bambini nel 1917 e ha detto che in queste date del 2005 sarebbe finita. Lucia aveva solo 10 anni quando avvennero le apparizioni, iniziate il 13 maggio 1917. Lucia e i suoi due cugini videro la Vergine Maria su un albero per un periodo di sei mesi. La religiosa carmelita Lucia del Cuore Immacolato, ultima sopravvissuta dei tre bambini che hanno garantito di vedere la Vergine Maria nella località portoghese di Fatima, deceduta all’età di 97 anni febbraio 14, 2005. Morì nel convento di Coimbra dove viveva dal 1948. Questo messaggio è stato letto da Papa Giovanni Paolo II che ha deciso di non rivelare questo segreto perché ha considerato che facendolo avrebbe portato al mondo panico e disperazione. Ora viene rivelato un’altra parte di questo messaggio. NON PER CAUSARE IL PANICO, MA PERCHÉ SI CONSIDERA CHE LE PERSONE SONO GIÀ PREPARATE A CONOSCERLO E POSSONO PRENDERE COSCIENZA DI QUELLO CHE SI AVVICINA NELLE PROSSIME DATE. La sorella Lucia ha diffuso il messaggio prima di tutto a Papa Giovanni Paolo II, che al termine di leggerlo stava tremando e ha deciso di non renderlo pubblico per paura della reazione. La vergine ha detto testualmente a Lucia: "Non aver paura, piccola mia. Sono la Madre del Cielo, che ti parla e ti chiede di rendere pubblico questo messaggio al mondo intero. Facendo questo troverai forti resistenze. Ascoltate bene e fate attenzione a quello che dico: gli uomini devono essere corretti. Con umili suppliche, dovete chiedere perdono per i peccati commessi e che potete commettere. Vuoi che ti dia un segnale affinché ognuno accetti le mie parole che, dal tuo intermediario, dico al genere umano. Hai visto il prodigio del sole e tutti, credenti, miscredenti, contadini, cittadini, saggi, giornalisti, laici, preti, lo hanno visto tutti. Una grande punizione cadrà sul genere umano intero, non oggi né domani, ma nella seconda metà del XX secolo. L ‘ avevo già rivelato ai bambini Melania e Maximino, in ′′ la Salette “, e oggi lo ripeto a te perché il genere umano ha peccato e ha calpestato il dono che gli concede. Da nessuna parte del mondo esiste l’ordine e Satana regna sulle più alte postazioni determinando il piano delle cose. ′′ poiché gli uomini sono guidati dal demonio, seminando odio e vendetta ovunque Gli uomini fabbricano armi mortali che possono distruggere il mondo in pochi minuti. Metà dell’umanità può essere spaventosamente distrutta Ci saranno conflitti tra ordini religiosi Dio consentirà a tutti i fenomeni naturali come fumo, grandine, freddo, acqua, fuoco, riempimenti, terremoti, tempo inclemente, disastri terribili e inverni estremamente freddi come quelli di questi tempi di finire con la terra poco a poco, Ci saranno malattie senza cura, la gente prende in giro i santi e la chiesa. Ci saranno omicidi fuori controllo, la gente si ucciderà a vicenda, molte persone soffriranno. Alcuni fenomeni naturali avverranno prima del 2005 e continueranno da lì in poi con maggiore intensità e distruzione, il clima cambierà improvvisamente, clima estremo. Non sopravviveranno, mancanza di carità verso il prossimo e non amatevi l’un l’altro come mio figlio li ha amati. Molti vorranno essere tra i morti, poiché milioni di persone perderanno la vita in pochi secondi e soffriranno troppo, arriveranno nuove forme di vita e contribuiranno alla distruzione per ottenere più potere per loro e procreare la loro nuova razza. Le punizioni davanti a noi sulla Terra sono inimmaginabili, ma arriveranno senza dubbio. Dio aiuta il mondo, ma chi non di testimonianza di fedeltà e fedeltà verso El sarà distrutto in modo irrimediabile, poiché molti gli hanno già voltato le spalle e lui non può fare nulla di fronte a questo ′′ Padre Agostino, che risiede a Fatima, ha ricevuto il permesso da Papa Paolo VI, di visitare la sorella Lucia. Il padre Agostino esprime che lei lo ha ricevuto molto congoiato, con le lacrime agli occhi gli ha detto: ′′Padre, la Madonna è molto triste perché nessuno si è interessato alla sua profezia del 1917, alla gente non interessa questa profezia. Così, mentre i buoni devono percorrere una strada stretta; i cattivi stanno percorrendo un sentiero ampio che li porta direttamente alla distruzione e credi, padre, che la punizione arriverà molto presto a partire dal 2006 e arriverà senza potersi fermare. Molte anime possono perdersi e molte nazioni e stati scompariranno dalla Terra; il mondo può essere perso per sempre. È giunto il momento per tutti di trasmettere il messaggio di Nostra Signora ai suoi familiari, ai suoi amici e al mondo intero. Siamo vicini all’ultimo minuto, all’ultimo giorno e la catastrofe sta arrivando. (ATTENZIONE) CHE CI ASPETTI? Ovunque si parla di pace e sicurezza, ma la punizione arriverà senza nulla che possa fermarlo. UNA GUERRA SENZA precedenti PROVOCERÀ UNA DISTRUZIONE NUCLEARE. Questa guerra può distruggere tutto, sarà un disastro. L ‘ oscurità cadrà poi su di noi per 72 ore (3 giorni) e la terza parte che sopravviverà a queste 72 ore di buio e sacrificio; inizierà a vivere in una nuova era. In una notte molto fredda, 10 minuti prima di mezzanotte UN GRANDE TERREMOTO stravolgerà la terra per 8 ore I buoni, quelli che diffondono la profezia della Vergine di Fatima, NON DEVONO TEMERE, ma gli altri subiranno le conseguenze di ignorare questo avviso, il terremoto causerà la distruzione di gran parte della terra, alcune parti si separeranno e causerà grande disastro!. COSA FARE? .. Mamma Lucia dice che la Vergine chiede: ′′Non uscite di casa e non fate entrare nessuno estraneo, arriveranno persone nuove e sconosciute che sembrano buone e diranno di unirsi a loro, alla loro nuova razza e forma di vita, non fate caso!.. Queste nuove ‘ ‘ persone ‘ ‘ approfitteranno della catastrofe che avverrà nel mondo (terra)…. La madre Lucia procede secondo quanto le è stato rivelato: Affinché voi vi prepariate e possiate rimanere vivi, come i miei figli che lo siete; vi darò i seguenti segnali :. La notte sarà molto fredda Soffiaranno venti forti .. Ci sarà angoscia e presto inizierà un terremoto che farà tremare fortemente la Terra. .. A casa chiudi porte e finestre e non parlare con nessuno che non sia dentro di lei. .. Non guardare fuori, non essere curioso, perché questa sarà l’ira del Signore. Accendete candele benedette, perché per tre giorni nessun’altra luce potrà illuminare. .. Il movimento sarà così violento che sposterà la terra di 23 gradi e poi ritornerà alla sua posizione normale. .. Poi arriverà una totale e totale oscurità che coprirà tutta la Terra. Ogni spirito maligno sarà sciolto facendo molto male alle anime che non hanno voluto ascoltare questo messaggio e a coloro che non vogliono pentirsi. Tutto sarà buio e apparirà in cielo una grande croce mistica, per ricordarci il prezzo che tuo Figlio ha pagato per la nostra redenzione.. Mamma Lucia continua a riferire quello che la Vergine le ha affidato :. Implorate il prossimo: ′′O Dio perdona i nostri peccati, salvaci dal fuoco dell’inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia “.. Coloro che credono nel messaggio che Dio invia e portano il messaggio agli altri, non devono temere nulla nel Grande Giorno del Signore. .. Coloro che tacciono ora saranno responsabili di questo gran numero di anime perse per ignoranza. .. Quando la Terra non trema più, coloro che ancora non credono nel nostro Signore moriranno terribilmente. Il vento porterà gas e innaffiarà ovunque. Così sorgerà il sole. Molti possono vivere dopo questa catastrofe .. Una volta iniziato, non devono guardare fuori per nessun motivo, perché Dio non vuole che nessuno dei suoi figli veda quando punire questi peccatori, non vuole che vedano come soffrono e non vuole che vedano il dolore che provoca loro queste persone cattive. ..

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Il tempo passa e l'Eternità si avvicina

La salvezza dell'anima

La Madonna apparve a Fatima per ricordarci soprattutto la necessità della salvezza dell’anima. Perciò Ella raccomandò con insistenza ai tre pastorelli di pregare e fare sacrifici per la conversione dei peccatori: «Molte anime vanno all’Inferno perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro».
Prima di ogni altra cosa, la Madonna ha a cuore le nostre anime da salvare. È vero che Ella si preoccupa maternamente anche dei nostri bisogni temporali; ma la grazia che Ella vuole concederci più di tutte le altre è certamente la grazia della salvezza dell’anima.
Questa è senza alcun dubbio la grazia delle grazie, la grazia che vale l’eternità del Paradiso. L’apostolo san Pietro scriveva ai cristiani: «Conseguite la meta della vostra fede, cioè la salvezza delle vostre anime» (1 Pt 1,9). Ma noi che conto facciamo della salvezza della nostra anima? Ci sta veramente a cuore? Ci preoccupiamo sul serio Come è triste, purtroppo, dover rispondere che spesso noi facciamo come quei figlioli ammalati, i quali anziché pensare a far la debita cura per riacquistare la salute, sono insofferenti della cura e pensano soltanto a divertirsi e a godere.
«Che giova all’uomo... ». Possibile che non comprendiamo come sia di primaria importanza lavorare anzitutto alla salvezza dell’anima? Guadagno, studio, lavoro, divertimenti, commercio, famiglia, carriera, sono cose del tutto secondarie rispetto alla salvezza dell’anima. «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua?» (Mt 16,26). E ancora, in parabola: «Le terre di un ricco avevano dato abbondante raccolto.
Ed egli, fra sé, così andava ragionando: come farò che non ho posto dove ammassare i molti raccolti? Ecco, disse, farò così: demolirò i miei granai, ne costruirò dei più grandi, vi ammasserò tutto il mio raccolto e tutti i miei beni; poi dirò all’anima mia: O anima, tu hai una gran riserva di beni per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti! Ma Dio gli disse: Stolto! Questa notte stessa ti verrà richiesta la vita; e quello che hai preparato per chi sarà? Così avverrà pure a chi accumula tesori per sé, ma non si cura di avere ciò che vale per Iddio» (Lc 12,16-21).
Poteva parlare più chiaro Gesù nel suo Vangelo? Perché lo dimentichiamo o non ci badiamo come si dovrebbe?
La cosa più necessaria
Chi si prende cura della salvezza dell’anima somiglia a Maria di Betania che sta ai piedi di Gesù, attenta alle sue parole di vita eterna. Marta, invece, che «si affanna dietro molte cose», è immagine di quelli che si preoccupano delle cose terrene e secondarie, e non hanno mai tempo di badare all’anima. Eppure, la salvezza dell’anima resta sempre «l’unica cosa necessaria» (Lc 10,42).
Quanta stoltezza nella nostra vita se fra i pericoli del mondo trascuriamo quest’unica cosa necessaria! C’è una lettera scritta da san Gabriele dell’Addolorata a un suo compagno di liceo, in cui tra l’altro è scritto: «Hai ragione di dire che il mondo è pieno di pericoli e d’inciampi, e che è molto difficile salvarsi l’unica anima nostra; per questo, però, non devi perderti di coraggio...
Ami la salvezza? Fuggi i compagni cattivi, i teatri dove spesso si entra in grazia di Dio, e se n’esce dopo averla perduta o messa in gran pericolo.
Ami la salvezza? Fuggi le conversazioni troppo libere, i libri cattivi che possono fare un male indicibile a tutti... ». Diamo ascolto ai santi! Adoperiamo i mezzi di salvaguardia per non rovinarci l’anima. Non c’è niente che possa valere la salvezza della nostra anima. «Che cosa potrà dare l’uomo in cambio della sua anima? (Mt 16,26). «Coloro che presumono di non aver bisogno di salvezza, - dice il Catechismo della Chiesa Cattolica - sono ciechi sul proprio conto» (n. 588).
La scala bianca
Un giorno, mentre il beato Pio da Pietrelcina passava lentamente tra una folla di uomini, un giovane gli gridò da lontano: «Padre, mi dica una parola decisiva, che cosa debbo fare?». Padre Pio lo guardò di uno sguardo profondo e gli rispose subito: «Salvarti l’anima!». Ecco l’essenziale. Tutto il resto passa. La salvezza dell’anima dura in eterno. E la Madonna vuole assicurarci la salvezza con la nostra collaborazione nell’uso dei mezzi di salvezza: la preghiera, i sacramenti, la penitenza, le opere buone, e particolarmente la devozione mariana.
Anche san Francesco d’Assisi nella celebre visione di frate Leone sulla scala bianca e la scala rossa, ci assicura che la devozione alla Madonna è garanzia di salvezza. Difatti, tutti coloro che salivano sulla scala bianca in cima alla quale c’era la Beata Vergine, arrivavano in Paradiso; quelli della scala rossa, invece, quanti sforzi a vuoto!
Tratto da Padre stefano Manelli