Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

6La Quarta Rivoluzione e il tribalismo cibernetico (II)

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Con l’era digitale globalizzata, una rivoluzione culturale sta operando profondi cambiamenti di mentalità, portando alla ritribalizzazione dell’uomo per mezzo delle trasformazioni psicologiche, sociali e religiose (seconda e ultima parte)

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Sfida ai metodi tradizionali di considerazione dell’identità
Riguardo ai nativi digitali (giovani utenti di computer), questa “riconnessione” può essere ottenuta, secondo i suddetti autori, facendoli passeggiare in modo aleatorio in mezzo alle loro molteplici personalità virtuali. È come la pensa la Dottoressa Sherry Turkle, professoressa di Studi Sociali della Scienza e Tecnologia nel Programma Scienza, Tecnologia e Società dell’Istituto Tecnologico del Massachusetts (MIT), fondatrice ed attuale direttrice del progetto Tecnologia e Personalità, un centro di ricerca e riflessione sull’interazione tra le persone e le macchine.

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È interessante notare come lei si presenta nell’introduzione del suo più recente libro La vita nello Schermo: L’Identità nell’Era di Internet, con un articolo eloquentemente intitolato “Who Am We” (“Chi sono noi”; si noti: “noi” e non “io” come sarebbe la forma corretta):
Vi sono molte Sherry Turkle. C’è la ‘Sherry francese’, che ha studiato il post -strutturalismo a Parigi negli anni ’60. C’è la Prof.a Turkle scienziata sociale, con specializzazione in antropologia, psicologia della personalità e sociologia. C’è la Dott.ssa Turkle psicologa. C’è la Sherry Turkle scrittrice. C’è la Sherry professoressa, che ha monitorato gli alunni del MIT da quasi 20 anni. E c’è l’esploratrice del cyberspazio, la donna che può connettersi come se fosse un uomo, o un’altra donna, o semplicemente come S.T.(10)
Non si pensi che, nel presentarsi così al lettore e nel descrivere le sue diverse attività, la suddetta professoressa stia cercando solo l’autopromozione.Infatti sta preparando il terreno per esporre la sua tesi – oggi correntemente accolta – secondo cui l’identità in Internet è fluida. In realtà, lei si è specializzata nell’intervistare persone sulle loro esperienze con i computer e l’Internet, ed ha raccolto una serie di preziose osservazioni sull’effetto che producono sugli adulti, gli adolescenti e i bambini.
Secondo la Prof.ssa Turkle, “il Microsoft è una compagnia la cui estetica, espressa nel suo sistema operativo, sta modellando lo stile del nostro pensiero. E questo perché, coloro che utilizzano Windows (letteralmente “finestre”) navigano tra diversi schermi dei distinti programmi aperti nel computer, come qualcuno che guarda successivamente attraverso varie finestre. In una sua intervista a “The New York Times”, lei spiega in che cosa consiste questo rimodellamento del pensiero:
Quando le persone sono online, tendono ad esprimere differenti aspetti di sé stesse in situazioni diverse. Un uomo d’affari in una determinata comunità virtuale può soprannominarsi ‘Armaniboy’ [insinuando un tipo umano classico ed elegante], e in un’altra comunità chiamarsi ‘Motorcycleman’ [profilando un giovane all’avanguardia, un avventuriero]. Le persone iniziano a muoversi fluidamente tra i propri diversi personaggi, ed hanno un’esperienza che li incoraggia a mettere in questione le nozioni tradizionali sull’identità. Trovano modi di concepire un ‘io’ sano, non come qualcosa di singolare e unico, ma possedendo molti aspetti. Le persone finiscono col vedere sé stesse come la somma delle loro diverse presenze nelle finestre che aprono negli schermi dei loro monitor. E il computer serve da metafora per riflettere sulla propria identità: la metafora tecnica di ruotare attraverso le finestre del computer è diventata un modo di concepire le relazioni tra i diversi aspetti del proprio ‘io'”. (11)
Successivamente, in una dichiarazione alla rivista “Brainstorms” [Tempeste mentali], corrobora così il suo punto di vista:
“Cresciamo abituati a concepire le nostre menti in maniera unitaria. […] Credo che l’esperienza del cyberspace, l’esperienza di giocare a diversi ‘io’  in diversi contesti virtuali – magari anche simultaneamente e in multiple finestre – sia la concretizzazione di un altro concetto di identità, non come qualcosa di unitario, ma di multiplo. Secondo questa visione, noi ci muoviamo tra vari stati, tra vari aspetti del nostro ‘io’. Il nostro senso di identità è una specie di illusione […] che possiamo affermare, perché abbiamo imparato a muoverci fluidamente tra gli svariati stati della nostra personalità”. (12)


Il ruolo delle comunità virtuali verso un governo universale
Alle persone che hanno obiettato che questa fluidità tra personalità sarebbe una forma di schizofrenia psicotica, la prof.ssa Turkle, in un’intervista alla “Technology Review”, ha replicato che “le persone che soffrono di disturbi della personalità multipla hanno delle identità frammentate, i cui i differenti pezzi sono separati l’uno dall’altro da un muro” mentre “nel caso delle persone che assumono personaggi online, esse hanno conoscenza delle vite che hanno creato nello schermo. Stanno raffigurando diversi aspetti di sé stesse ed hanno consapevolezza del modo come si muovono fluidamente tra loro […]. Esse finiscono col vedere sé stesse come la somma della loro presenza distribuita in tutte le finestre che aprono sullo schermo. La metafora tecnica di ruotare attraverso le finestre del computer è diventata una metafora per riflettere sul rapporto tra i diversi aspetti della propria identità”. (13)

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Secondo la Prof.ssa Turkle, in questi diversi aspetti della propria identità, la persona reale nonché la sua vita reale sono soltanto uno dei suoi molteplici ‘io’ virtuali. Nel suo libro, descrive un giovane, brillante studente universitario, per il quale la vita reale (VR, come egli la chiama) non gode di nessuno status speciale, È solo un’altra finestra, tra le tante in cui egli rappresenta una parte in diverse comunità virtuali. Ed è arrivato persino al punto di dire che la vita reale generalmente non è la sua finestra preferita…

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Malgrado questo grave sintomo di fuga psicotica dalla realtà, la Prof.ssa Turkle conclude che le esperienze in Internet sfidano “i concetti tradizionali di personalità sana come una cosa unitaria” e “ci incoraggiano a cercare e a scoprire una maniera nuova di riferirci all’identità individuale come qualcosa di multiplo, ed anche alla salute psicologica, non in termini di una costruzione di un unum, ma di negoziazione del multiplo”. (14)
Bisogna evidenziare l’importanza di questa accademica messa in questione  della personalità individuale. Di fatti, come è stato detto all’inizio di questo articolo, l’insuccesso di tutte le esperienze collettiviste del passato risiede nel fatto che, allo stesso tempo in cui le strutture socio-economiche della società divennero collettive, i suoi membri seguitarono individui “particolari”, malgrado la dittatura del proletariato e il possesso collettivo della proprietà. Il cambiamento verso la Quarta Rivoluzione consistette precisamente nel tentare in precedenza di “collettivizzare” l’individuo stesso, affinché egli potesse accettare di buon grado un modo di vivere collettivo in una struttura socio- economica comunista.
Affinché questa rivoluzione abbia successo, la nuova bastigliada demolire è la sovranità della persona su sé stessa, cioè, sull’unità e sull’identità dell’ ‘io‘, analogamente alla sovranità nazionale che rappresenta il principale ostacolo per la costruzione di un governo mondiale o Repubblica Universale. E il mezzo più effettivo per soggiogare l’ ‘io’ è quello di frazionarlo nelle pseudo-identità multiple e fluide delle finestre dei computer.


Con la cibernetica, sorge una nuova struttura sociale
Si capisce allora l’enfasi di Pierre Lévy, scienziato cibernetico e filosofo, quando afferma che “la persona individualizzata non è altro che un’articolazione intermediaria e passeggera; è soltanto un’illusione”, (15) e aggiunge che il Net è la struttura tecnica che favorisce il sorgere di un’intelligenza collettiva. (16)
Già nel 1951, Norbert Wiener, il matematico e fondatore della scienza della Cibernetica, nel suo libro L’uso umano di esseri umani: la cibernetica e la società, dichiarò che “l’essere vivo significa partecipare a un continuo flusso di influenze venute dal mondo esterno, e di azioni che incidono sul mondo esterno; un flusso nel quale noi rappresentiamo solo un momento transitorio”. (17)
Perciò, Nicholas Negroponte, che oltre ad essere il fondatore del Laboratorio dei Midia nell’Istituto di Tecnologia di Massachusetts (MIT) e della rivista “Wired”, come pure consigliere del presidente François Mitterrand, considera che “il vero valore di una rete ha meno da vedere con l’informazione e più con la comunità. Le autostrade dell’informazione […] stanno creando un tessuto sociale globale totalmente nuovo”. (18) Cosa potrebbe essere questo nuovo tessuto sociale globale, se non quello sognato da Marx, Engels e dagli altri padri del comunismo?

Se questo fosse vero, allora assumerebbe rilevanza il fatto che le interviste con gli usuari di Internet mostrino in modo consistente che, sebbene molti lo usano ogni tanto per ricerche, commercio elettronico, accesso a basi di dati online o per assistere a video online, le applicazioni più comuni permangono gli IRC (Sale di Conversazione, via Internet), nonché altre applicazioni su teleconferenze – i MUD (domini con numerosi usuari), i gruppi di notizie Usenet e le liste elettroniche di mailing – che permettono agli usuari di socializzare con altri. Ciò che la maggioranza delle persona prende da Internet è la “comunità”, “virtuale” o meno.


Vivere in casa una vita simile a quella selvaggia
La Sig.ina Ayelet Noff, in qualità di usuaria di Internet e veterana gerente del marketing di ICQ, lo riconosce: “Le comunità del Web 2.0 sono per noi oggi ciò che le comunità tribali o dei villaggi erano per i nostri avi. Esse rappresentano un luogo dove possiamo fare nuove connessioni, condividere dettagli delle nostre vite e discutere argomenti che ci interessano”. (19)

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Và osservato che non si tratta di un’adolescente viziata in giochi con diversi competitori sul Net, ma di una donna di affari di successo, con tanto di diploma e baccalaureato in Politica dell’Università di Tel Aviv.
E prosegue: “Oggi le connessioni si basano su elementi personali più profondi, come certe peculiarità, abitudini, idee e hobbies. Date le nostre differenze in questi elementi, non tutte le tribù avrebbero un buon rapporto tra loro come nel passato. Ognuno di noi sceglierà la(le) tribù dove si sentirà più ‘a casa’, insieme a persone con cui sintonizza di più, e si aggregherà a quella comunità”. (20)
Da qui si vede l’estensione e la profondità di questo fenomeno. Infatti, esso non si limita ai giovani emarginati che vivono stili di vita alternativi nella selva grigiastra dei blocchi condominiali popolari delle grandi città, ma si caratterizza come un fenomeno sociale su larga scala.
Il sociologo francese Michel Maffesoli, professore all’Università della Sorbonne di Parigi ed editore della rivista “Société”, analizza già da molto tempo il fenomeno (della ritribalizzazione) ritorno al tribalismo. Il suo principale campo di ricerca sono i legami sociali e la formazione della comunità e dell’immaginario collettivo nel nostro mondo post-moderno. Nel 1988, pubblicò il libro Le temps des tribus (Il tempo delle tribù), nel quale analizza la crisi dell’individualismo e l’apparire di tendenze tribali, comunitarie e nomadi nelle più giovani generazioni. Secondo il sociologo, “il tribalismo sarà, in tutti i campi, il fenomeno predominante nelle prossime decadi“. (21) Avanzerà su due assi principali: negli aspetti “arcaici” e “giovanili” nonché nella sua “dimensione comunitaria”, come conseguenza della saturazione dell’identità come pure dell’individualismo, che ne è la manifestazione.
A proposito del nuovo “arcaismo giovanile”, Maffesoli descrive l’attuale sovversione interna dell’anima umana e prevede come risultato positivo la tirannia delle passioni più basse sulla ragione e sulla volontà:
“Dopo il predominio di una ragione meccanica e prevedibile, di una ragione strumentale e strettamente utilitaria, stiamo assistendo al ritorno del principio di Eros, dell’emozione, della condivisione delle passioni. Possiamo caratterizzare la post-modernità come il ritorno esacerbato dell’ ‘arcaismo’. […] Possiamo notare questo impulso vitale nelle effervescenze musicali, […] nella anomia [assenza di norme] sessuale, nel ritorno alla natura, nell’ambiente dell’ecologismo, nell’esacerbazione dei peli, della pelle; […] detto in una parola, tutto ciò che ricorda l’animale nell’umano. L’inselvaggirsi della vita! Ecco il paradosso della post-modernità, che porta alla ribalta l’origine, la fonte, il primitivo e il barbaro. […] L’ ‘alito della selva’ […] assume forza e vigore nelle selve di pietra che sono le nostre città, ma anche nelle radure delle foreste quando, in un modo parossistico nei festival rock, le ‘tribù techno’ sguazzano, estasiate, nel fango di cui fummo formati. Qui si tocca il midollo del post-tribalismo moderno: l’identificazione primaria, primordiale, con quel che nell’uomo si avvicina all’humus”. (22)


I totem delle società post-moderne
Quanto alla sua dimensione “comunitaria”, il tribalismo, secondo Maffesoli, “è anche il passaggio dell’individuo dall’identità stabile che esercita funzioni in gruppi organizzati, alla persona dalle identificazioni multiple, svolgendo ruoli effimeri nelle tribù affettive. Ciò equivale a una partecipazione magica in una realtà pre-individuale, ossia al fatto che si vive soltanto nel contesto dell’incosciente collettivo”. (23)
In un’intervista concessa a Modena nell’estate del 2008, durante il Festival Internazionale della Filosofia, Michele Maffesoli ha manifestato il suo pensiero a proposito dell’impatto delle nuove tecnologie su questo fenomeno:
Il Google, i festival techno, la Second Life, o il YouTube: l’insieme di questi totem […] ci mostra dei cambiamenti apparentemente semplici nella nostra società contemporanea, ma in realtà sono molto profonde. Una società non più modellata dalla ragione, ma da un immaginario collettivo nutrito di miti. Tribù musicali, sale di conversazione, reality shows, codici estetici, tatuaggi, tutti quanti descrivono un profondo cambiamento. Nei Tempi Moderni, il progresso e la razionalità hanno tentato di canalizzare la violenza, ma oggidì stanno risorgendo nuovi sentimenti tribali, irrazionali, che potremmo definire come barbari.

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Da un altro canto, per Maffesoli, “nelle società post-moderne la comunicazione diventa comunione, perché i  midia digitali si sono trasformati nell’ “elemento sacro intorno al quale le comunità si fondono e vibrano come una sola cosa. Insomma, i midia digitali sono diventati l’elemento strutturale del vivere-insieme post-moderno. (24)


L’interazione del collettivismo tribale nel cyberspazio *
Per quanto radicali possano sembrare queste teorie, esse non si restringono ai circoli interni di una manciata di lunatici.
Il Prof. Federico Casalegno, ricercatore nel Laboratorio di Midia del MIT, è uno tra i discepoli di Maffesoli. Attualmente dirige il Laboratorio di Esperienza Mobile del MIT ed è il direttore associato del Laboratorio di Design del medesimo Istituto. Nell’articolo dal titolo Tra il tribalismo e le comunitàconfigurazioni sociali emergenti nel cyberspazio, Casalegno stabilisce una distinzione tra le comunità cyber e le tribù cyber: le comunità cyber sono formate da individui autonomi che hanno doveri e oggettivi da raggiungere, mentre le tribù sono formate da persone che indossano delle maschere e rappresentano diversi ruoli all’interno di aggruppamenti eterogenei.
Parlando delle tribù cyber, Casalegno afferma che “nelle reti del cyberspazio assistitiamo alla manifestazione di forme di sociabilità in cui predomina  l’enfasi, […] molto distante da una logica meccanizzata dello ‘stare insieme‘ “. (25) Perciò, le tribù urbane create dalle reti sociali di Internet o per mezzo dei siluri dei telefoni cellulari sono “strutturate più dai flussi permanenti di comunicazione che dalla stessa comunicazione”. Casalegno dice: “Ci stiamo imbattendo nel fenomeno della tribù-cast [trasmissione intra-tribù, per opposizione a quella della radio, broadcast]: un denso flusso di scambio di informazioni con il nostro piccolo circolo(26)

Come Maffesoli, il Prof, Casalegno mette in risalto la natura ludica del passaggio dal paradigma della comunità a quello di un modello tribale, dove il proprio interesse è lasciato da parte e il possesso collettivo diventa regola.  Questo condividere ludico e disinteressato che accade nel Web è penetrato persino nel settore commerciale dei beni e servizi.
Casalegno esemplifica con la creazione di Linux del giovane tecnico in computer Linus Torvalds, che ha scritto un sistema operazionale di circa 20 mila righe e l’ha installato in Internet come un codice aperto a tutti, per rendere possibile la comunicazione e i miglioramenti. Chi possiede il know-how necessario può partecipare al processo collettivo della creazione di questo software aperto e gratuito. (27) Secondo il Prof. Casalegno ed altri studiosi, questa condivisione disinteressata, opposta allo spirito di lucro, è il paradigma del tribalismo cibernetico.


Imprese “tribali” in un’era di consumismo
Ciò non impedisce che certe persone stiano già traendo vantaggi finanziari da questo fenomeno. Come, per esempio, il guru nordamericano del marketing Seth Godin, ex vice presidente del Yahoo, incaricato delle attività di posta elettronica della ditta e autore best-seller di libri commerciali.  Il suo ultimo libro – Le tribù: Noi abbiamo bisogno che tu ci capeggi – include un capitolo scritto da Michel Maffesoli, e insiste nell’idea che “un gruppo necessita di soltanto due cose per essere una tribù: un interresse comune e un mezzo di comunicazione”.Inoltre, risalta che:“l’Internet ha eliminato la geografia”. Secondo Godin, “ciò significa che le tribù esistenti sono più numerose, e che adesso vi sono più tribù – piccole ed influenti, tribù orizzontali e verticali – ed altre che non avrebbero mai potuto esistere anteriormente. […] Vi sono letteralmente mille modi di coordinare e di connettere gruppi di persone, che non esistevano nelle generazioni prededenti”. (28)

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Altri uomini d’affari commerciali stanno traendo vantaggi dalla popolarità di questo nuovo concetto di marketing per stringere ancor più i legami con i loro clienti. Lo svedese Elia Morling, proprietario della Tribaling (compagnia di consulenza e site di Internet), insegna alle imprese come diventare tribali. Recentemente egli ha scritto nel suo sito che “le tribù sono l’ultima moda, grazie alla popolarizzazione della teoria di Maffesoli fatta da Seth Godin“, nella quale mostra come le persone oggi, “invece di eradicarsi, stanno ricreando radici attraverso le tribù; e, facendo così, si appoggiano meno sulle strutture già esistenti, come le istituzioni le classi sociali.(29)
I fautori di marketing non sono degli eruditi che vivono racchiusi in torri di avorio e conducendo una ricerca bizzarra per dimostrare qualche pazzia scientifica. Essi hanno i piedi per terra, come pure una percezione acutamente oculata per riconoscere il più piccolo cambiamento nello svolgersi delle mode dei consumatori; se il concetto di “ritribalizzazione” è diventato moda persino nelle loro cerchie, vuol dire che hanno riscontrato un forte movimento sociale in quella direzione.
Pertanto, quando si parla dell’attuale ritribalizzazione della società attraverso reti sociali digitali come parte di una rivoluzione culturale verso le ultime mete della Quarta Rivoluzione – magistralmente descritte dal Prof. Plinio Corrêa de Oliveira in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione -non stiamo alludendo a fantasmi, ma a qualcosa di molto reale e seria, con profonde implicazioni psicologiche, sociali e religiose.


La funzione del Web nella formazione di una nuova mistica religiosa
Ho lasciato intenzionalmente alla fine l’analisi dell’aspetto religioso di questa rivoluzione. Infatti, nella Parte III di Rivoluzione
e Contro-Rivoluzione, questo aspetto è presentato come un tentativo di spaccare la struttura gerarchica e rigida della Chiesa cattolica, mirando a trasformarla in un tessuto cartilaginoso di piccole comunità “profetiche”, coinvolte nelle esperienze intense e pseudo-  mistiche del pentecostalismo, simili al totemismo trans-psicologico e parapsicologico delle tribù primitive.
Quindi, il Dott. Plinio si domanda se dietro la Quarta Rivoluzione – nella quale la magia è presentata come una forma di conoscenza – non si può individuare l’ingannevole e sinistro canto delle sirene col quale Satana attrae coloro che hanno rinnegato Gesù Cristo e la Santa Chiesa. E il presente articolo sarebbe incompleto se omettesse questo aspetto pseudo-mistico del processo di depersonalizzazione e della cosiddetta riconnessione con il cosmo, che il Web presumibilmente attingerebbe se il wishful thinking degli studiosi che ho menzionato diventasse una realtà.
Ecco un brano eloquente di un’intervista del già citato Marshall McLuhan, il guru dei midia:
L’uomo tribale era profondamente immerso in una coscienza collettiva integrale che trascendeva i limiti convenzionali del tempo e dello spazio. Allo stesso modo, la nuova società sarà un’integrazione mitica, un mondo riverberante, simile alla vecchia camera di risonanza tribale, nel quale la magia vivrà nuovamente: un mondo di percezione extra-sensoriale. L’attuale interesse della gioventù per l’astrologia, per la chiaroveggenza e per l’occulto non è una mera coincidenza…“In questo modo, il computer detiene la promessa di uno stato di comprensione universale e di unità, generato tecnologicamente; uno stato di assorbimento nel logos, che potrebbe unire l’umanità in una sola famiglia e creare un’eternità di armonia e di pace collettiva. Questa è la vera utilità del computer: non è per spedire prodotti o risolvere problemi tecnici, ma per accelerare il processo di scoperta ed orchestrare ambienti ed energie terrestri e, eventualmente, persino galattiche. L’integrazione psichica comunitaria, che finalmente è diventata possibile grazie ai midia elettronici, potrebbe creare la conoscenza universale prevista da Dante, quando anticipò che gli uomini non cesserebbero di essere cocci rotti finché non fossero unificati in una conoscenza inclusiva. In termini cristiani, questa è semplicemente una nuova interpretazione del corpo mistico di Cristo; poiché Cristo, in fin dei conti, è l’estensione ultima dell’uomo”. (30)
Malgrado l’allusione finale si riferisca al Corpo Mistico di Cristo, coniata in termini che ricordano “Il Cristo Totale” di Teilhard de Chardin, questo testo di Marshall McLuhan non ha nulla di cristiano, ed ancor meno di cattolico. Dio Signor Nostro non soffre di disturbi di personalità; quando Mosè Gli chiese che dicesse il Suo Nome, Egli rispose: “Io sono Colui che è”, e non”Io sono Coloro che siamo”.E neppure noi, sue creature, siamo frammenti spezzati, in lotta per unirci a una conoscenza inclusiva.
In qualità di membri del Corpo Mistico di Cristo, i nostri io non sono assorbiti nella divinità, ma anzi perfezionati dalla vita soprannaturale della grazia santificante che, secondo la teologia cattolica, non cambia la nostra sostanza, ma è un accidente accresciuto alla nostra natura. Secondo la visione beatifica, contempleremo a Dio faccia a faccia eternamente. Ma questa felicità senza fine presuppone due esseri che si guardano a vicenda e la partecipazione della creatura alla felicità eterna del Creatore, e non la sparizione della prima in una fusione finale in un unico essere.
Nella nostra vita terrena, la Cristianità non modella dei nativi digitali che vibrano come un solo uomo in una comunità amalgamata (nondimeno i burocrati razionalisti, individualisti e freddi dell’era industriale), ma dei caratteri forti e prorompenti di vitalità, bene inseriti nelle società patriarcali strettamente congiunte, come nel sistema feudale e nelle corporazioni di mestieri del Medio Evo.


Nell’era digitale, Satana ripete la promessa fatta ad Adamo ed Eva

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Gli estratti dei diversi scienziati sopracitati vanno capiti, non nella prospettiva cristiana, ma nella prospettiva monista, panteista, dell’antico gnosticismo e dell’esoterismo della New Age [Nuova Era]. Il monismo è la dottrina filosofica che afferma che, sotto la diversità delle apparenze, l’insieme dell’universo è una sola sostanza, per cui tutto ciò che vediamo attorno a noi è un mero aspetto o una parte di questa “realtà unica”. Il monismo porta naturalmente al panteismo (in greco: pan, tutto) che è la credenza che identifica l’universo con Dio (in greco: theos), affermando che Egli è appena il principio ultimo del cosmo, denominandolo frequentemente “coscienza universale” (si noti che è esattamente questa l’espressione usata dai diversi accademici già citati, per riferirsi all’ultimo stadio della rivoluzione digitale).

Dietro agli errori del monismo e del panteismo che impregnano questi testi, ciò che si rivela è la forma più radicale di orgoglio umano e di egualitarismo metafisico, i quali, come asserisce il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, culminano nel tentativo di mettere allo stesso livello Dio e gli uomini, attribuendo all’uomo delle proprietà divine.
Nel Paradiso Terrestre, il Serpente tentò i nostri primi padri a mangiare il frutto proibito affinché diventassero simili a Dio. Nei nostri giorni, lo stesso Serpente, attraverso la Quarta Rivoluzione ed i suoi promotori, presenta la stessa tentazione alla nostra generazione, con la differenza che il frutto proibito è diventato digitale.

Nel frattempo, Satana continua ad essere lo stesso assassino e padre della menzogna (Gio. 8:44). Dietro alle conquiste tecniche dell’era dell’informazione, quel che sta proponendo all’uomo contemporaneo è di cambiare la sua personalità e ritornare allo stato tribale primitivo, nel quale spariscano la sua immagine e somiglianza con Dio.
Respingiamo questa suprema tentazione, con le stesse parole di Dio al Serpente: Ipsa conteret caput tuum! Lei (la Donna, Maria Santissima) schiaccerà la tua testa, ossia, tutti i trucchi diabolici e le “meraviglie” dell’ingegneria sociale e tecnologica con le quali il demonio lotta per distruggere il piano di Dio riguardante il creato.


José Antonio Ureta

(Rivista “Catolicismo”, Febbraio 2018)

(*) cyberspazio:L’insieme delle risorse informatiche e dei siti web che possono essere visitati simultaneamente da milioni di persone tramite reti di computer, e in cui avvengono scambi comunicativi di varia natura.


Note:

10. http://www.wired.com/wired/archive/4.01/turkle.html

11. Cfr. In Kathie Hafner, “At Heart of a Cyberstudy, the Human Essence”, New York Times, 18 de Junho de 1998, http://web.mit.edu/sturkle/www/nytimes.html

12. http://www.well.com/~hlr/texts/mindtomind/turkleint1.html

13. http://www.pol-it.org/ital/turkleeng.htm

14. http://www.well.com/~hlr/texts/mindtomind/turkleint1.html

15. Cfr. P. Lévy, World philosophie, p. 201.

16. Idem, ibidem, pp. 47 e 90.

17. N. Negroponte, Being Digital (1995), p.183.

18. N. Wiener, Cibernetica e società (1951), p. 269.

19.http://www.blonde2dot0.com.blog/2007/06/14/why-we-should-care-about-web-20/   

20. Idem, ibidem.

21. http://constructif.fr/Article_28_44_313/Le_tribalisme_postmoderne.html

22. Idem, ibidem.

23. Idem, ibidem.

24. http://e-south.blog.lemond.fr/category/webtech

25. http://www.cea1-sorbonne.org/node.php?id=97&elementid=94

26. Atlas de communication orale – Une carte de la communication et de ses flux, F. Casalegno, M. Susani, R. Tagliabue, http://www.cairn.info/revue-sicietes-2003-1-page-89.htm

27. Windows domina il mercato dei computer personali e desktop (circa il 90%) e circa il 66% del totale dei servers venduti (non necessariamente usati) nel 2007. Questo quadro può cambiare, con la crescente penetrazione del Ubuntu (una variante del Linux) nel mercato dei computer personali. Nel novembre del 2007, Linux operava l’85% dei più potenti computer del mondo, comparabili ai solo 1,4% operati da Windows. Nel febbraio del 2008, Linux operava 5 ad ogni 10 dei providers di Internet affidabili, paragone ai  2,0% di Windows.

28. Seth Godin, Tribes: we need you to lead us, p. 2,6.

29. http://tribaling.typepad.com/my_weblog/2009/02/tribes.html

30. Cfr. Marshall McLuhan, http://www.nextnature.net/?p=1025 

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