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7L’immobilità mobile del caos

L'immobilità mobile del caos

Se c’è qualcosa che oggigiorno rappresenta un denominatore comune negli eventi della vita pubblica e privata in così tante nazioni, è il caos. Le prospettive caotiche sembrano susseguirsi una dopo l’altra e, sempre più spesso, le cose seguono le vie del caos in una misura difficilmente immaginabile da nessuno.

Le forze enigmatiche del caos producono esplosioni ed eruzioni, dando l’impressione che il mondo verrà fatto a pezzi.

Gli ottimisti, gli idioti (perdonate il pleonasmo) si sono solo un po’ spaventati, pensando che presto tutto tornerà alla normalità. Coloro che si considerano lucidi si preoccupano, pensando che il mondo andrà sottosopra. Ma anche loro si ingannano perché, come direbbero i francesi, “plus ça change, plus c’est la même choose”: più le cose cambiano, più rimangono le stesse.

Infatti, il processo caotico di cui tutti siamo testimoni e di cui soffriamo, si svolge, per così dire, nell’immobilità. Qua e là sorgono discordie e situazioni così tese e critiche che si direbbe che da qualche momento potrebbe scoppiare una guerra mondiale. Tuttavia, nel vortice del caos, gli scenari volatili finiscono per rimanere immobili.

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Ora, la stabile immobilità della mobilità continua – e delle situazioni che non migliorano né peggiorano – è proprio il dramma in cui stanno entrando un numero crescente di paesi.

Si tratta di una sorta di AIDS psico-sociale, diffuso in tutto il mondo; non uccide, ma indebolisce tutto ciò che è sano e organico in seno alle nazioni.

Spaventato dal moltiplicarsi delle catastrofi e delle rovine morali e materiali, l’uomo contemporaneo accovacciato si lamenta: “La rovina è la norma nella vita, e tutti devono sottomettersi ad essa. Tutto va in rovina e niente ha più senso. Le cose non significano più niente!”

Lo sfondo di questa immagine sembra trasmettere il seguente messaggio: “Abituatevi a questo e comprendete che nulla avrà più ragione d’essere! La ragione umana ha cessato di esistere e nulla potrà più accadere razionalmente! Ma questo non ti verrà detto esplicitamente. Lo sviluppo degli avvenimenti mondiali sarà sempre più assurdo e irrazionale, e tutti si abitueranno all’idea che l’assurdo si è impadronito dello scettro del mondo!”

Questo sembra essere il messaggio attuale degli eventi: “La ragione umana, vattene! Pensiero umano, muori! Uomo, non riflettere più, piuttosto lasciati trasportare dagli eventi come un animale!”

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Ma i cattolici hanno la possibilità di discernere, nel profondo di questo abisso, i bagliori ingannevoli e il canto, insieme sinistro, seducente, consolante e delirante, di quell’essere abietto che equivale a una personificazione dell’illogicità, dell’assurdità e della l’assurda e odiosa rivolta contro il Più Saggio e l’Onnipotente. È il Diavolo, il padre del male, dell’errore e della menzogna. Disperatamente geme e trema, gridando il suo eterno e infame grido di ribellione: “Non serviam!” — Non servirò!

Queste sono prospettive che i teologi possono e devono discutere. Mi riferisco ai veri teologi, ovviamente; cioè quei pochi tra loro che credono ancora che esistano il Diavolo e l’Inferno.

L’articolo precedente scritto dal professor Plinio Corrêa de Oliveira è stato tradotto e adattato per la pubblicazione senza la sua revisione. –Ed.

Plinio Corrêa de Oliveira 12 aprile 1993

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