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6Dichiarazione sulla ricezione della Santa Comunione da parte di coloro che persistono nel peccato grave pubblico

Dichiarazione sulla ricezione della Santa Comunione da parte di coloro che persistono nel peccato grave pubblico
Dichiarazione sulla ricezione della Santa Comunione da parte di coloro che persistono nel peccato grave pubblico

Molti cattolici e anche non cattolici che, pur non abbracciando la fede cattolica, rispettano la Chiesa cattolica per il suo insegnamento sulla fede e sui costumi, mi hanno chiesto come sia possibile per i cattolici ricevere la santa comunione, mentre allo stesso tempo promuovere pubblicamente e ostinatamente programmi, politiche e leggi in diretta violazione della legge morale. In particolare, chiedono come possano avvicinarsi a ricevere la Santa Comunione politici e funzionari civili cattolici che pubblicamente e ostinatamente difendono e promuovono la pratica dell’aborto su richiesta. La loro domanda si applica chiaramente anche a quei cattolici che promuovono pubblicamente politiche e leggi in violazione della dignità della vita umana di coloro che sono gravati da malattie gravi, bisogni speciali o anziani, e in violazione dell’integrità della sessualità umana, del matrimonio e della famiglia,

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La domanda merita una risposta, soprattutto perché tocca i fondamenti stessi dell’insegnamento della Chiesa in materia di fede e di morale. Essa tocca soprattutto la Santa Eucaristia, «[i]l sacramento della carità, … il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci così l’amore infinito di Dio per ogni uomo e ogni donna…. Gesù continua, nel sacramento dell’Eucaristia, ad amarci ‘fino alla fine’, fino ad offrirci il suo corpo e il suo sangue”.

È mia speranza che i seguenti punti dell’insegnamento della Chiesa possano essere utili a coloro che sono giustamente confusi e spesso scandalizzati dal fin troppo comune tradimento pubblico dell’insegnamento della Chiesa sulla fede e la morale da parte di coloro che si professano cattolici. Mi rivolgerò alla questione dell’aborto procurato, ma gli stessi punti valgono per altre violazioni della legge morale.

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1.  Riguardo alla Santa Eucaristia, la Chiesa ha sempre creduto e insegnato che la Sacra Ostia è Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo, Dio-Figlio incarnato. La fede della Chiesa è così espressa dal Concilio di Trento: «Poiché Cristo nostro Redentore disse che era veramente il suo corpo quello che offriva sotto le specie del pane [ cfr. Mt 26:26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,19s; 1 Cor 11,24-26], è sempre stata la convinzione della Chiesa di Dio, e questo santo concilio ora dichiara ancora una volta che, mediante la consacrazione del pane e del vino, avviene un cambiamento dell’intera sostanza di pane nella sostanza del corpo di Cristo nostro Signore e tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue” (Sessione 13, Capitolo 4). Perciò, come insegna chiaramente san Paolo nella sua Prima Lettera ai Corinzi: «Chiunque dunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo di profanare il corpo e il sangue del Signore» (1 Cor 11, 27).

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2.  La ricezione della santa Comunione da parte di coloro che violano pubblicamente e ostinatamente la legge morale nei suoi precetti più fondamentali costituisce una forma particolarmente grave di sacrilegio. Nelle parole del Catechismo della Chiesa Cattolica, “Il sacrilegio è un peccato grave specialmente quando viene commesso contro l’Eucaristia, poiché in questo sacramento ci viene reso sostanzialmente presente il vero Corpo di Cristo” (n. 2120). Essa non solo merita l’eterno castigo per chi riceve indegnamente, ma costituisce gravissimo scandalo per gli altri, cioè li induce nella falsa credenza che si possa pubblicamente e ostinatamente violare la legge morale in una cosa grave e ricevere ugualmente Nostro Signore. nella Santa Comunione. Una persona riflessiva, di fronte a tale situazione, deve concludere che o l’Ostia Sacra non è il Corpo di Cristo o che la promozione dell’aborto procurato, per esempio, non è un peccato grave.

3.  Può. 915 del Codice di diritto canonico, che riprende il perenne e immutabile insegnamento della Chiesa, prevede: Santa Comunione.” Il rifiuto della santa Comunione non è una sanzione ecclesiastica ma il riconoscimento dello stato oggettivamente indegno di una persona che si avvicina per ricevere la santa Comunione. La disciplina contenuta nel can. 915 salvaguarda la santità della realtà più sacra nella Chiesa, la SS. l’indegna ricezione della Santa Comunione.

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4.  Spetta ai sacerdoti e ai Vescovi istruire ed ammonire i fedeli che si trovano nella condizione descritta dal can. 915, affinché non si avvicinino per ricevere la santa Comunione e così commettano un gravissimo sacrilegio, ridondante a loro eterno danno e, parimenti, induca altri in errore e anche a peccare in una cosa così grave. Se una persona è stata ammonita e persevera ancora in grave peccato pubblico, non può essere ammessa a ricevere la santa Comunione.

5.  È chiaro che nessun sacerdote o Vescovo può concedere il permesso di ricevere la santa Comunione a una persona che si trova in pubblico e si ostina in peccato grave. Né si tratta di una discussione tra il sacerdote o il Vescovo e colui che commette il peccato, ma una questione di ammonimento circa le verità di fede e di morale, da parte del sacerdote o del Vescovo, e una questione di riforma di un errata coscienza, da parte del peccatore.

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6.  Il Papa San Giovanni Paolo II ha presentato il costante insegnamento della Chiesa sull’aborto procurato nella sua Enciclica Evangelium vitae . Riferendosi alla consultazione dei Vescovi della Chiesa universale in materia con la sua lettera di Pentecoste del 1991, dichiarava: “Pertanto, per l’autorità che Cristo conferì a Pietro e ai suoi successori, in comunione con i Vescovi – che in varie hanno condannato l’aborto e che nella suddetta consultazione, seppur dispersa nel mondo, hanno mostrato unanime accordo su tale dottrina – dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un grave disordine morale , poiché è l’uccisione deliberata di un essere umano innocente. Ha chiarito che il suo insegnamento «è basato sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmesso dalla Tradizione della Chiesa e insegnato dal Magistero ordinario e universale».

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7.  Si sostiene talvolta che un politico cattolico possa credere personalmente nell’immoralità dell’aborto, pur favorendo una politica pubblica che preveda il cosiddetto aborto “legalizzato”. Tale è stato il caso, ad esempio, negli Stati Uniti d’America al vertice di alcuni teologi morali cattolici che sposarono l’errata teoria morale del proporzionalismo o del consequenzialismo, e di politici cattolici, tenutosi presso il complesso della famiglia Kennedy a Hyannisport, Massachusetts, nell’estate del 1964. Papa San Giovanni Paolo II risponde chiaramente a tale erroneo pensiero morale nell’Evangeliumvitae: in ogni cuore umano, conoscibile dalla ragione stessa, e proclamato dalla Chiesa”. Nella sua lettera enciclicaVeritatis splendor, papa san Giovanni Paolo II corregge l’errore fondamentale del proporzionalismo e del consequenzialismo.

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8.  A volte si dice che la negazione della Santa Comunione ai politici che perseverano ostinatamente nel peccato grave è l’uso della Santa Comunione da parte della Chiesa per scopi politici. Al contrario, è solenne responsabilità della Chiesa salvaguardare la santità della Santa Eucaristia, impedire che i fedeli commettano sacrilegio e prevenire lo scandalo tra i fedeli e le altre persone di buona volontà.

9.  È piuttosto il politico cattolico, che pubblicamente e ostinatamente promuove ciò che è contrario alla legge morale e tuttavia osa ricevere sacrilegamente la santa Comunione, che usa la Santa Eucaristia per scopi politici. In altre parole, il politico si presenta come un devoto cattolico, mentre la verità è completamente diversa.

10.  Oltre alla negazione della santa Comunione a persone che violano pubblicamente e ostinatamente la legge morale, vi è anche la questione dell’irrogazione o dichiarazione di una giusta pena ecclesiastica al fine di chiamare la persona alla conversione e di riparare lo scandalo che le sue azioni causano.

11.  Coloro che violano pubblicamente e ostinatamente la legge morale sono, almeno, in uno stato di apostasia, cioè hanno di fatto abbandonato la fede con l’ostinato rifiuto, in pratica, di vivere in accordo con verità fondamentali di fede e di morale (cfr can. 751). L’apostata dalla fede incorre automaticamente nella pena della scomunica (cfr can. 1364). Il Vescovo di tale persona deve verificare le condizioni per la dichiarazione della pena di scomunica, che è automaticamente incorsa.

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12.  Possono anche essere in eresia, se ostinatamente negano o dubitano della verità circa il male intrinseco dell’aborto, quale «si deve credere per fede divina e cattolica» (can. 751). L’eresia, come l’apostasia, incorre automaticamente nella pena della scomunica (cfr can. 1364). Inoltre, in caso di eresia, il Vescovo deve verificare le condizioni per la dichiarazione della pena di scomunica, incorsa automaticamente.

In conclusione, la disciplina della Chiesa, a cominciare dall’apostolo Paolo, ha costantemente insegnato la necessaria disposizione di coscienza per ricevere la santa Comunione. La mancata osservanza della disciplina comporta la profanazione della realtà più sacra nella Chiesa – il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo –, costituisce il più grave peccato di sacrilegio, e provoca gravissimo scandalo per la mancata testimonianza la verità della santa Comunione e la verità morale, ad esempio, la dignità inviolabile della vita umana, l’integrità del matrimonio e della famiglia, la libertà di adorare Dio «in spirito e verità».

La risposta alla domanda che mi viene posta così frequentemente è chiara: un cattolico che si oppone pubblicamente e ostinatamente alla verità circa la fede e la morale non può presentarsi a ricevere la Santa Comunione e nemmeno il ministro della Santa Comunione può dargli il Sacramento.

Il cardinale Raymond Leo Burke
Roma, 7 aprile 2021

Originariamente pubblicato: www.cardinalburke.com

Raymond Leo Cardinale Burke 8 aprile 2021

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