Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

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Lezioni dalla Santa Grotta
Lezioni dalla Grotta Santa, di Plinio Corrêa de Oliveira

Nell’ordine morale, il mondo è composto in gran parte da peccatori, creature egoiste che vivono non per servire Dio, ma per compiacere se stesse. Queste anime egoiste comprendono la stragrande maggioranza dell’umanità, soprattutto in tempi di decadenza – come lo erano i giorni di Nostro Signore, come lo sono i nostri.

Nel loro egoismo, tali uomini si sforzano di gratificare il loro amore disordinato per le ricchezze mondane, i piaceri mondani e gli onori mondani, come li descrive san Giovanni, l’amato apostolo. Per ricchezze mondane intende l’avarizia di coloro che, freneticamente, cercano quella che considerano una grande fortuna. Questi Mida avidi sono così attaccati al possesso del denaro che spesso non approfittano di ciò che hanno, vivendo in uno stato oscuro, banale e perfino miserabile. Le delizie mondane denotano i piaceri generati dai sensi, cioè gusto, vista, tatto, udito e olfatto. Essi, soprattutto i piaceri sensuali, sono in definitiva tutto ciò che di piacevole e gradevole può offrire una vita di lusso. Nel ricercare gli onori mondani, l’uomo desidera la considerazione esagerata degli altri, sforzandosi di essere oggetto di grande omaggio e di adulazione, in una parola, di avere prestigio.

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Quando l’uomo non ricerca Dio, elegge uno di questi tre piaceri come suo fine ultimo. In lui esiste un’unità ontologica che si traduce in un’unità oggettiva. L’egoismo umano tende quindi necessariamente verso uno di questi tre poli. Per un certo periodo, alcune anime determinate possono lottare per tutti e tre – ricchezze mondane, delizie e onori – ma dopo averli provati ciascuno, alla fine ne fanno uno solo per l’obiettivo della loro vita.

Come insegna sant’Ignazio, Dio ha voluto educare l’uomo mediante la nascita del suo Figlio divino. Le circostanze della Sua nascita mostrano che le ricchezze, le delizie e gli onori mondani non sono nulla in confronto ai tesori soprannaturali, alle gioie e alla grandezza di Dio.

Vanità delle ricchezze mondane

Dio, che è infinitamente ricco, è venuto sulla terra in povertà. Nella stalla di Betlemme, Nostro Signore Gesù Cristo, Signore onnipotente di tutti, ci istruisce eloquentemente sulla vanità delle ricchezze terrene. Per la sua nascita scelse il luogo più povero che si possa immaginare: una mangiatoia. Avvolto in fasce dalla Madre, il Santo Bambino fu ricoverato in una stalla fatta per le bestie.

Attraverso la Sua nascita in circostanze così povere, la Parola di Dio ha reso evidente l’indifferenza con cui dovremmo considerare le ricchezze di questo mondo. Usato correttamente, il denaro può contribuire a una felicità passeggera e imperfetta, ma troppo spesso è causa di sofferenza, angoscia e persino tragedia.

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La Sacra Famiglia cercò innanzitutto di obbedire in tutto alla Divina Volontà, ricevendo qui sulla terra il centuplo, come promesso nel Vangelo (Mt 19,29). Una vita virtuosa genera nell’uomo una felicità soprannaturale e spesso anche una felicità naturale, una felicità così incommensurabilmente più preziosa delle ricchezze terrene da ispirare san Francesco a confidare a frate Masseo:

«Mio caro compagno, supplichiamo i santi Pietro e Paolo di insegnarci a possedere il tesoro incommensurabile della santa povertà; poiché è un tesoro così divino che non siamo degni di possederlo, considerando che è una virtù celeste, per mezzo della quale si calpestano i beni terreni e transitori e per mezzo della quale ogni ostacolo arretra davanti all’anima, sì che la l’anima possa unirsi liberamente al Dio eterno. Questa è la virtù che permette alle anime sulla terra di conversare con gli angeli in Cielo. Questa è la virtù che ha accompagnato Cristo sulla Croce, con la quale Cristo è stato sepolto, la virtù con cui è risorto ed è asceso al Cielo. Affascina le anime in questa vita e dà loro le ali per portarle in Cielo nell’altra, perché porta i segni dell’umiltà e della carità”.

Disprezzo dei piaceri mondani

Lezioni dalla Santa Grotta

Nostro Signore avrebbe potuto ordinare agli angeli di abbellire la Santa Grotta con le sete più delicate, i profumi più aromatici e le sinfonie più celestiali. Avrebbe potuto godere di ogni legittimo diletto materiale fin dal primo istante della sua vita umana. Invece scelse proprio il contrario. Il suo corpo delicato non giaceva su morbida seta, ma su paglia grossolana. La sua culla era una mangiatoia che, per quanto accuratamente perlustrata dalla Madonna, non emanava i dolci odori di squisiti profumi. Nato a mezzanotte nel cuore dell’inverno, il Santo Bambino tremava nell’aria fredda della notte, riscaldato solo dal respiro degli animali. La sua canzone da culla era il muggito delle mucche. Così, Nostro Signore Gesù Cristo ci ha mostrato quanto sia stolto fare delle delizie di questo mondo la fine della nostra vita. Al contrario, Cristo ci ha insegnato a disprezzarli per la gloria di Dio e il bene delle anime, nella misura in cui ci distraggono e addirittura ci deviano dal nostro fine ultimo, il piacere eterno di una vita senza fine con Lui.

Vuoto degli onori mondani

Nostro Signore ha voluto privarsi di tutto ciò che potesse servire da simbolo di prestigio mondano. Sebbene Gesù fosse nato Principe della Casa Reale di Davide, quella casa aveva perso potere e prestigio agli occhi del mondo. In effetti, Cristo Re è nato emarginato, perché nessuno volle dare rifugio alla Madonna che lo portava nel suo grembo; San Giuseppe aveva bussato a una porta dopo l’altra, solo per essere mandato via. Il Bambino Gesù ha dimostrato la vanità di coloro che cercano solo di essere visti agli occhi del mondo.

Vera grandezza

Prendiamoci ora un momento per contemplare la grandezza e la maestosità del Bambino Gesù e della Sua Santissima Madre.

Immaginate la Santa Grotta di Betlemme, alta e spaziosa come una cattedrale. Le sue pietre rustiche trascendono la mancanza di definizione architettonica, ricordando le volte di una magnifica basilica. La culla del Bambino Gesù si trova sotto il punto in cui si uniscono diversi archi embrionali, realizzati dalla natura.

Nell’annunciare la nascita del suo Divin Figlio, l’Arcangelo Gabriele disse alla Beata Vergine Maria: “Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre; ed egli regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe» (Lc 1,32-33).

Dentro quella grotta giaceva un Bambino, fragile ma onnipotente, il Re del Cielo e della Terra, Dio fatto Uomo. Fin dal primo istante del suo concepimento nella clausura materna, Egli possedette una grandezza e una potenza infinitamente superiori a quelle di qualunque uomo mai vissuto, di tutti gli uomini dall’inizio alla fine dei tempi. Incomparabilmente più potente di Alessandro Magno, Carlo Magno o Napoleone, o di tutti gli eserciti più potenti conosciuti dall’uomo; incommensurabilmente più saggio del re Salomone, di San Tommaso il Dottore Angelico e delle schiere del genio umano; all’interno di quella grotta giaceva un Bambino la cui ogni espressione rifletteva la maestà divina, l’ineffabile santità, la saggezza assoluta e il potere illimitato.

Incantati, consideriamo le perfezioni misteriosamente espresse nel bel volto di Gesù Bambino. Un attimo prima rivela la Sua Divina Maestà. In un altro, una luce splendente risplende dai Suoi occhi – le finestre della Sua anima. Ispira i peccatori alla conversione – al pentimento e alla confessione dei propri peccati – mentre li attira attraverso l’intimità del Suo amore.

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La mistica tedesca Anne Catherine Emmerich descrive così la visione che ebbe della Natività:

“Ho visto Nostro Signore come un piccolissimo bambino, splendente, il cui splendore superava quello di ogni luce della grotta, adagiato a terra, davanti alle ginocchia di Maria. Mi sembrava che fosse molto piccolo e diventasse più grande davanti ai miei occhi. Poi vidi tutt’intorno Angeli in forma umana, prostrati in adorazione davanti al Bambino.

Si dice che da bambina Santa Teresa del Bambino Gesù avesse un portamento così maestoso che suo padre la chiamava “la mia piccola regina”. Durante il processo di canonizzazione, il giardiniere del Carmelo testimoniò di essersi imbattuto inosservato in una delle suore che lavoravano e di averla riconosciuta come suor Teresa. Alla domanda su come avesse potuto identificarla senza vederla in volto, rispose che era per sua maestà, poiché nessuna delle altre sorelle era maestosa come lei.

Che dire allora della Madonna, Regina del Cielo e della Terra? Contempliamo la Santissima Vergine, capolavoro della Creazione, maestosa e pura, mentre prega il suo Divino Bambino, mentre un coro angelico intona inni di adorazione. Toccata dalla Sacra Famiglia, l’atmosfera di quell’umile stalla trascende la grandiosità della corte più raffinata.

Avvicinandoci a una scena così sacra, veneriamo Cristo Bambino e in Lui adoriamo tutto ciò che è bello, nobile e santo. Ci prostriamo davanti alla Divina Incarnazione. Modello perfetto di ogni grandezza creata, che non è che un mero riflesso della Sua Infinita Maestà, l’Uomo-Dio attrae ogni forma di santità, mentre respinge il peccato, l’errore e il caos. Egli non respinge ma abbraccia il peccatore umile e contrito. Egli invita tutti coloro che cercano la Verità e che hanno Fede.

(Tratto da Crusade Magazine, novembre-dicembre 1998.)

Plinio Corrêa de Oliveira 1 dicembre 1998

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