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4Perché ci fermiamo a Natale

Perché ci fermiamo a Natale

È Natale e il mondo si ferma per un breve momento. Non si ferma a lungo perché ci sono troppe cose importanti da fare per sprecarle in follie festive e improduttive. Può trattarsi solo di una breve pausa nel giorno di Natale prima che il mondo ritorni quasi immediatamente alla frenetica intemperanza del trambusto quotidiano. Ma questa breve tregua è sufficiente per dare alle nostre anime oppresse il necessario e calmo sollievo di sanità mentale, pace e ordine.

Naturalmente il mondo non si ferma volontariamente. Cerca addirittura di trarre qualche vantaggio da questa pausa non necessaria facendo frenetici tentativi di commercializzare e secolarizzare la festa. Nonostante tutto, la pace del Natale in qualche modo prevale.

Fermarsi a Natale sfida il mondo moderno. Per coloro che sono invischiati nella nostra società secolare, la nascita di Cristo Bambino interrompe la loro vita con considerazioni morali che preferirebbero non prendere in considerazione. Per gli atei pratici, il Natale è una curiosità che provoca ricordi dolorosi di innocenza perduta da tempo. I cristiani superficiali trovano la festa un momento sentimentale per una gioia vaga che preferiscono non rendere più profonda. Tutti questi sono in qualche modo minacciati dalla data; eppure tutti sono costretti, volenti o nolenti, a fermarsi ad osservarlo.

Profezie di Nostra Signora del Buon Successo sui nostri tempi

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Tuttavia, ovunque i cristiani fedeli non sono minacciati ma rafforzati dal Natale. Ci fermiamo perché il Natale ci ricorda che siamo chiamati a vivere alla presenza di un Dio Onnipotente di infinita grandezza e maestà. Questo fatto provoca in noi un senso di meraviglia per l’immenso abisso tra il Creatore e le Sue creature.

Vedendo la nostra meraviglia e il nostro desiderio di comprenderlo, Dio si è manifestato a noi in maniera meravigliosa. Suscita in noi grandi aspirazioni o sogni per un mondo migliore che verrà. Ha colmato l’abisso presentandoci quello che il pensatore cattolico Prof. Plinio Corrêa de Oliveira ha definito “il sogno più sorprendente, indiscutibile e audace che si possa immaginare”.

Quel sogno era il fatto che il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Nella notte di Natale, ascoltiamo l’antifona che proclama questa ardita realtà: Puer natus est nobis, Et filius datus est nobis , «Ci è nato un bambino e ci è stato dato un figlio» (Is 9,6).

In quella notte ineffabile in cui il nostro Salvatore nacque a Maria Sempre Vergine, un’impossibilità immensa divenne possibile: l’Uomo-Dio nacque e si rivelò a noi. In quella notte santa e silenziosa si può percepire la dolcezza e la perfezione che emanava dal Divino Bambino nella mangiatoia di Betlemme. Colui che sembrava così inaccessibile divenne improvvisamente accessibile a tutti, re e pastori. Colui che appare così debole è diventato abbastanza potente da fermare il mondo intero per i secoli a venire.

Per onorare la grandezza di quel momento sublime, dobbiamo fermarci non solo una volta, ma ogni anno, per meravigliarci di questo fatto che non fa altro che aumentare la nostra meraviglia per questo buon Dio che ci ha dato il Suo unigenito Figlio.

Ma c’è ancora un motivo in più per fermarci e meravigliarci. La nascita di Cristo segnò anche la venuta di un Redentore che, per amore nostro, avrebbe ristabilito il legame interrotto dai nostri progenitori. In quella Nascita meravigliosa e gioiosa troviamo prefigurati i dolori della Sua Passione. Ci fermiamo e adoriamo Colui che è nato perché potessimo essere redenti, salvati e uniti a Lui per tutta l’eternità.

Infine ci fermiamo perché il Natale significa molto di più della semplice salvezza personale. Cristo ha reso possibile una civiltà che chiamiamo cristiana. Dalla povertà del presepe di Betlemme si è aperto per noi un canale di grazia immensamente ricco. Dal Cielo scesero torrenti di benedizioni, che aprirono la strada ai sogni più audaci e alle immense possibilità di un mondo centrato sui sublimi principi, virtù e insegnamenti del Vangelo. Nella cristianità divenne possibile praticare i Comandamenti ed i consigli evangelici, all’interno di un ordine che il mondo pagano allora giudicava (e l’odierno incubo neopagano giudica ancora) impossibile.

Ecco perché tutti si fermano a Natale. La potente immagine del Cristo Bambino ha ancora la capacità di catturare l’immaginazione moderna, anche se solo per un breve momento, in mezzo a un mondo di peccato e distrazioni. Durante la stagione benedetta, la grazia di Dio continua a raggiungere e ad attirare verso di Lui tutti gli uomini di buona volontà, nonostante tanto rifiuto.

Altri si fermano per le ragioni sbagliate. Purtroppo, alcuni atei o razionalisti si fermano semplicemente a sorridere di fronte a tali considerazioni. Non si rendono conto che, limitandosi alle loro sterili riflessioni, abbracciano la visione ristretta di un mondo senz’anima e pragmatico, privo di meraviglia.

Ma per quelli di noi che celebrano un Buon Natale (e non vacanze infelici ), ci fermiamo ogni anno in questo periodo per ricreare un meraviglioso mondo di meraviglie espresso visibilmente da alberi decorati, presepi e gioiosi canti natalizi che riflettono questa gioiosa realtà della venuta di Cristo. Ancora più importante, raccogliamo nella nostra anima la pace di Cristo Bambino che ci chiama a ritornare all’ordine riallineandoci a vivere in funzione di un mondo creato da Dio, rivolto a Dio, e dove Dio si mostra intervenendo attivamente per amore verso noi.

Come visto su CNSNews.

Giovanni Horvat II 20 dicembre 2016

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