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4Per contrasto: due atteggiamenti reali nei confronti del lavaggio dei piedi dei poveri

Per contrasto: due atteggiamenti reali nei confronti del lavaggio dei piedi dei poveri

Nel mese di febbraio Filippo II ritornò in Castiglia arrivando in tempo per celebrare la Settimana Santa a San Lorenzo e per lavare i piedi ai poveri il Giovedì Santo “con la consueta grande tenerezza e umiltà”.

Il Venerdì Santo adorò il legno della Vera Croce e perdonò alcuni condannati a morte, inchinandosi ad adorare «il sacro legno dove si compì la nostra Redenzione, e supplicando il Re dei Re che lì si pose per il nostro bene, perdonargli i suoi peccati come egli perdonò quelle morti”. Poi andò a confessarsi. La domenica di Pasqua ricevette con grande devozione la Santa Comunione e ottenne l’indulgenza plenaria concessa da Papa Gregorio XIII, quindi ritornò a Madrid per sbrigare i suoi affari ordinari.

Ogni giovedì santo la regina Elisabetta I continuava a lavare i piedi dei mendicanti come aveva fatto sua sorella. Sotto l’involucro esterno della nuova Chiesa politica d’Inghilterra si celava il suo simbolico e avvizzito spirito cattolico. Ella sdegnava toccare i piedi dei poveri disgraziati finché non fossero stati prima lavati con acqua calda e sapone e ben cosparsi di erbe profumate dagli addetti alla lavanderia.

Al contrario, Filippo II continuò ad abbassarsi davanti alla comune argilla umana come aveva fatto Cristo. Finché la Spagna avesse avuto dei re, ci sarebbero stati tali ricordi della verità immutabile del cristianesimo. I re d’Inghilterra finirono per non lavare affatto i piedi dei poveri, ma distribuirono invece qualche moneta. Per loro, era solo un cristianesimo immaginario, una parodia, a cui Elisabetta si aggrappava, con un certo disprezzo.

William Thomas Walsh, Filippo II (Rockford, Illinois: Tan Books and Publishers, Inc., 1987), pp. 615, 295.

William Thomas Walsh 30 agosto 2012

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