Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

4Eppure quel Vescovo ci aveva ammoniti…

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“Il Dio dei cristiani non è l’Allah dei musulmani”. Questa ed altre interessanti affermazioni sull’Islam si leggono in un’intervista al Vescovo Cesare Mazzolari, 67 anni, missionario comboniano in Sudan dal 1981, nella zona ancora non completamente conquistata dai musulmani, il che gli permette una certa libertà di azione.

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“Si sta avvicinando il momento del martirio. Spero che il Signore ci dia la grazia di affrontare questo spargimento di sangue. C’è bisogno di purificazione. Molti cristiani saranno uccisi per la loro fede. Ma dal sangue dei martiri nascerà una nuova Cristianità. (…) O Dio ci manderà una persona di carisma capace di aprire una via nuova, oppure permetterà un castigo, una prova misurata che ci porterà alla saggezza. È un mondo cieco e sordo. Abbiamo bisogno di uno scossone tremendo“.


Converte molti musulmani?
“Assolutamente no. Avvicinare un islamico significherebbe condannarlo a morte. Chi si converte spontaneamente è poi costretto a fuggire. Ma viene raggiunto e punito anche a mille chilometri di distanza”.


E cattolici che abbracciano l’Islam ce ne sono?
“Sì, purtroppo. Almeno tre milioni si sono trasferiti al Nord spinti dalla fame e hanno dovuto pronunciare la shahada, la professione pubblica di fede [islamica], per avere un lavoro. I convertiti vengono marchiati a fuoco. Li timbrano su un fianco, come le mucche, per distinguerli dagli infedeli”.


Il Dio dei cristiani è l’Allah dei musulmani?
Nooo! Il concetto di Trinità dove lo mettiamo? Il più grande dei loro profeti non è certo Cristo“. (…)


Esagera chi sta parlando di scontro fra civiltà a proposito di Occidente e Islam?
 “No. Siamo solo agli inizi. (…) Ci vantiamo di una tradizione cristiana che non viviamo nei fatti. Il musulmano ha una costanza di pratica, di proselitismo superiore alla nostra. Già quando ti insegna a dire shukran, grazie, per lui è missionarietà, perché l’arabo è la lingua del Corano”.


Eppure molti suoi confratelli in Italia hanno concesso oratori da adibire a moschee.
“Saranno i musulmani a convertire noi, non il contrario. Ovunque s’insediano, prima o poi diventano una forza politica egemone. Gli italiani intendono l’accoglienza da bonaccioni. Presto si accorgeranno che i musulmani hanno abusato di questa bontà, facendo arrivare un numero di persone dieci volte più alto di quello che gli era stato concesso. Sono molto più furbi di noi.
A me buttano giù le scuole e voi gli spalancate le porte delle chiese. Se uno è ladro, non gli dai una stanza dentro il tuo appartamento”.


In Sudan vige la sharia integrale?
“Il governo fondamentalista sostiene che la applicherà solo agli islamici. Che cosa capiterà a un imputato cristiano non si sa, visto che non esiste il diritto alla difesa legale“.


Roberto Hamza Piccardo, segretario dell’Unione delle comunità islamiche in Italia, mi ha detto che in Sudan le flagellazioni sono simboliche, perché “il fustigatore tiene il Corano sotto il braccio, per alleggerire i colpi dello scudiscio”.
Ho conosciuto questo signore. Se lei lo sta ad ascoltare, gliene racconta altre mille di menzogne analoghe“.
Mi ha detto Piccardo che alcuni pezzi di sharia applicati in Sudan, come il taglio della mano, rappresentano “rarissime malvagità di boss locali che vessano la povera gente”.
Non è vero. È lo Stato che più applica la legge coranica, che taglia mani e piedi pure ai non musulmani e che arresta senza prove“.


Mi ha detto anche che il leader Hassan El Turabi, “giurista insigne”, è contrario all’applicazione della pena capitale agli apostati, cioè ai maomettani che passano con gli infedeli, come invece prescriverebbe il Corano.

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El Turabi è la persona più scaltra di questo mondo. È intelligentissimo, è avvocato, parla l’inglese meglio degli inglesi e il francese meglio dei francesi. Ha una lingua biforcuta. Ci metterà sempre nel sacco.
Le faccio un esempio concreto. Nella versione in lingua inglese della Costituzione sudanese si afferma che la religione di Stato è l’Islam e che gli altri culti sono tollerati. Nella versione in lingua araba però non v’è traccia di questa garanzia“. 


Però nel novembre scorso è andato a complimentarsi con Gabriel Zubeir Wako, arcivescovo di Khartoum, primo cardinale sudanese, fresco di porpora. Lei stesso sta da 23 anni in Sudan e nessuno le ha mai torto un capello.
“Dovrebbe osservare anche i capelli che sono diventati bianchi. La punizione più grande che l’arabo sa infliggere è l’oppressione, il senso di falsità. Se può ingannarti, lo fa con tutto il cuore. Si vanta della sua capacità di imbrogliarti: dargli del bugiardo è fargli un complimento. (…) I musulmani ti incutono paura, ti tengono in uno stato permanente di insicurezza. È un’afflizione psichica continua, peggio di una tortura”.


Esiste lo schiavismo in Sudan?
“Loro giurano di no. Sono andati a dirlo anche a Ginevra. Eppure le mie missioni sono piene di ex schiavi. Nel ’90 ne ho riscattati personalmente 150, pagandoli meno di un cane di razza: 50 dollari le femmine, 100 i maschi. Poi non l’ho più fatto, perché mi sono accorto che poteva diventare un circolo vizioso. Li usano come pastori oppure li mandano a servizio dalle famiglie arabe benestanti di Khartoum. Li obbligano a frequentare le scuole coraniche“.

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Ha paura?
“Non farei il mestiere che faccio se ne avessi. Con la paura non si sopravvive. Quando mi accorgo che un mio sacerdote ha paura, lo tolgo dalla missione. È una malattia contagiosa. Il giorno che diventassi pauroso, prego Dio di prendermi“.


Tornerà mai in Italia?
“La mia patria è il Sudan. Ho promesso ai miei fedeli che non li abbandonerò neanche da morto. Loro sanno già dove mi devono seppellire”. (…)


(Il Giornale, stralci dell’intervista di Stefano Lorenzetto 23/05/2004)

MAZZOLARI
Beati qui in Domino moriuntur

Il 16 Luglio 2011 decedeva, a 74 anni, il Vescovo di Rumbek, monsignor Cesare Mazzolari, amministratore apostolico della diocesi di Rumbek, in Sud Sudan, lo Stato che da poco è diventato indipendente con un referendum, staccandosi dal Sudan. Nato il 9 febbraio 1937 a Brescia, era entrato poi nei Comboniani e il 17 marzo 1962 era stato ordinato sacerdote. Dopo aver lavorato negli Stati Uniti tra le comunità di neri e messicani, nel 1981 si era stabilito in Sudan, diventando amministratore apostolico della diocesi di Rumbek (Sud Sudan) nel 1990.

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