Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

3San Michele Arcangelo, Modello del Cavaliere Perfetto

San Michele Arcangelo, Modello del Cavaliere Perfetto
San Michele Arcangelo, Modello del Cavaliere Perfetto

Oggi è la Festa di San Michele.

Il calendario cattolico recita: San Michele, Principe dell’Esercito Celeste ha combattuto gli angeli ribelli nella battaglia celeste. Continua a condurre la battaglia per liberarci dal diavolo. I nostri angeli custodi dipendono da lui. È l’angelo custode della Chiesa e colui che presenta all’eterno Padre l’oblazione eucaristica. Siamo nella novena della Madonna del Rosario e nella novena della Madonna Mediatrice di tutte le grazie.

Richiamo la vostra attenzione sul fatto che San Michele è il capo che ha combattuto contro il diavolo e lo ha gettato nell’inferno. È il capo degli angeli custodi degli individui e anche degli angeli custodi delle istituzioni. Egli stesso è l’angelo custode dell’Istituzione delle istituzioni, la Santa Chiesa Cattolica e Apostolica Romana.

Egli ha, quindi, una funzione di custode, che ci si può chiedere come si colleghi da un lato al suo atteggiamento o missione di gettare all’inferno coloro che insorsero contro Nostro Signore, e dall’altro alla protezione che egli dà alla Chiesa e agli uomini in questa valle di lacrime e in questa arena di vita. E vediamo che queste due missioni sono concatenate. Ha difeso Dio; Dio voleva impiegarlo come suo scudo contro il diavolo. Dio vuole che sia lo scudo degli uomini contro il diavolo. Dio vuole che sia lo scudo della Santa Chiesa Cattolica contro il demonio. Ma non è solo uno scudo: è anche una spada. Non solo difende, ma sconfigge e getta all’inferno.

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Questa è, dunque, la duplice missione di San Michele. Per questo nel medioevo i cavalieri consideravano San Michele il primo di tutti i cavalieri; il cavaliere celeste, perfettamente leale come deve essere un cavaliere, idealmente forte come deve essere un cavaliere, puro come un angelo come deve essere un cavaliere e vittorioso come deve essere un cavaliere; un cavaliere che riponeva tutta la sua fiducia in Dio, e poi, dopo la sua nascita, anche nella Madonna.

Quindi dovremmo considerare l’ammirevole San Michele come il nostro naturale alleato nella lotta; perché il movimento controrivoluzionario non vuole essere altro che un gruppo di uomini che eseguono, sul piano umano, mutatis mutandis, il compito di San Michele Arcangelo; in altre parole, per difendere l’onore di Dio, la gloria della Madonna, la Chiesa cattolica e la civiltà cristiana. Pertanto, vediamo che questo ha un’enorme affinità con noi e che è molto appropriato per i controrivoluzionari fare di San Michele Arcangelo il loro patrono speciale.

San Michele Arcangelo, Modello del Cavaliere Perfetto
Dom Guéranger

Dom Guéranger ha un testo sulla devozione contemplativa degli angeli:

“La Chiesa considera San Michele mediatore della sua preghiera liturgica. Sta tra l’umanità e la divinità. Per la propria gloria, Dio, che ha stabilito in modo mirabile le gerarchie visibili e invisibili, impiega abbondantemente al suo servizio questi spiriti celesti che contemplano incessantemente il volto adorabile del Padre e che sanno, meglio degli uomini, contemplare la bellezza del Le sue infinite perfezioni.”

Qui si prosegue dicendo che San Michele presenta anche l’oblazione eucaristica all’Eterno Padre. Ed è così che è apparso anche ai tre pastorelli di Fatima: con il calice in mano.

“Mi – cha – El: chi è come Dio? Di per sé, questo nome esprime, nella sua brevità, l’adorazione più perfetta, il riconoscimento più completo della trascendenza divina, e la confessione più umile di una creatura della propria nullità; è, quindi, il modello dell’umiltà».

Perché chi esclama che nessuno è come Dio, esclama che lui stesso non è niente; questa è perfetta umiltà. La forma di umiltà del cavaliere non è un sentimentalismo appiccicoso, zuccheroso e illogico.

“Così anche la Chiesa invita gli spiriti celesti a benedire il Signore ea cantare le sue lodi; lodarlo e benedirlo incessantemente. Questa vocazione contemplativa degli angeli è il modello della nostra, come ci ricorda la bella prefazione al Sacramentario di san Leone. Conviene veramente rendere grazie a Te che ci insegni per mezzo dell’Apostolo che la nostra vita è destinata al cielo; Il quale benevolmente vuole che ci trasportiamo spiritualmente nel luogo dove ti servono coloro che noi veneriamo, e specialmente che ci eleviamo a quelle altezze nella festa del beato San Michele Arcangelo”.

Questo è un tratto notevole della devozione agli angeli. Gli angeli sono abitanti della Corte celeste. E nella Corte celeste vivono in eterna contemplazione, contemplazione di chi vede Dio faccia a faccia; e tutti i grandi mistici ci raccontano delle loro visioni di feste che si tengono in cielo, che sono davvero vere feste. Non sono semplici immagini o chimere; sono vere feste nelle quali Dio manifesta successivamente le sue grandezze e lo acclamano con nuovi trionfi che non hanno assolutamente fine.

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C’è una felicità celeste, la sensazione che il paradiso sia la patria della nostra anima e precisamente l’ordine delle cose per cui siamo stati creati; quella che corrisponde pienamente a tutte le nostre aspirazioni. C’è un tale senso di felicità celeste attraverso la contemplazione faccia a faccia di Dio, che è la perfezione assoluta di tutte le cose, che parte di essa può e deve trasparire sulla terra. E in epoche di vera fede un po’ di quella felicità filtra; qualcosa di quella pietà è sentita dalle anime pie e comunicata attraverso le più pie per diventare un tesoro comune di tutta la Chiesa.

Ed è quello che oggi ci manca così tanto: non si ha idea della felicità celeste; e senza l’idea di una felicità celeste non si ha appetito per il paradiso; e le persone sguazzano nella pura brama dei beni della terra. Ma se fossero in grado di comprendere anche solo per un momento com’è la consolazione dello Spirito Santo, com’è una grazia dello Spirito Santo, che tipo di felicità porta effettivamente la considerazione dei beni celesti; se riuscissero a capire che anche solo per un minuto comincerebbero a staccarsi dai beni della terra e a capire come tutto è fugace, come tutto questo è niente, come ci sono valori che sono al di sopra di tutto questo e fanno la terra un po’ di polvere.

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Questo è esattamente ciò che manca e ciò che gli angeli possono ottenere per noi; loro, che sono inondati da questa felicità e, ogni tanto, la comunicano ai santi. C’è una specie di fenomeno mistico che è un concerto — lo ha vissuto Santa Teresa il Fiorellino e lo racconta in Storia di un’anima ( libro in inglese qui, in italiano qui ) — un concerto meraviglioso, lontano, con armonie meravigliose, ultraterrene. È un po’ dell’eterno cantico degli angeli che giunge così alle orecchie dei beati, proprio per dar loro appetito delle cose del cielo.

Questo appetito è terribilmente assente ai nostri tempi. Molte persone sono interessate e affascinate solo dalle cose della terra – denaro, politica, mondanità, banalità nelle notizie quotidiane – ma non sono entusiaste delle cose elevate, delle cose dottrinali e ancor meno per le cose specificamente celesti.

Chiediamo dunque agli angeli di comunicarci questo desiderio delle cose celesti di cui essi traboccano. Questa è un’ottima intenzione da aggiungere alla festa di San Michele Arcangelo: che ci renda suoi imitatori e perfetti cavalieri della Madonna su questa terra.

L’articolo precedente è tratto da una conferenza informale tenuta dal professor Plinio Corrêa de Oliveira in occasione della festa di San Michele Arcangelo, 1966. È stata tradotta e adattata per la pubblicazione senza la sua revisione. –Ed.

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Plinio Corrêa de Oliveira 29 settembre 2011

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