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3Riflessioni sui Natali passati e futuri

Riflessioni sui Natali passati e futuri

È Natale e tutti ripensiamo ai Natali passati non senza un po’ di nostalgia per ciò che rappresenta la festa. Ripensiamo agli alberi di Natale, ai presepi e alle messe di mezzanotte. Ricordiamo le cene di famiglia, i bambini meravigliati e i canti natalizi. Tali ricordi ci riempiono di gioia in un mondo brutale sempre più senza gioia.

La celebrazione del Natale fa parte della nostra lunga tradizione cristiana. Non sono solo i ricordi personali a catturare l’immaginazione, ma anche la nostra partecipazione a questa lunga tradizione che abbraccia secoli. Tutti noi facciamo parte non solo delle nostre celebrazioni, ma condividiamo anche le celebrazioni in tutti i luoghi e in tutti i tempi che hanno accolto Cristo Bambino. Sia nelle magnifiche cattedrali che nelle umili cappelle, nella buona o nella cattiva sorte, nella piena libertà o nelle carceri, tutti questi Natali diventano veramente nostri e giustamente li assaporiamo.

Questa è la grande bellezza della vera tradizione. Attraverso di esso, siamo in grado di partecipare a quelle cose buone del passato e di fornire loro un futuro. La vera tradizione conserva e tramanda l’essenza di ciò che è più buono e prezioso. Preserva ciò che sperimentiamo e desideriamo assaporare. Ci permette di condividere con gioia con gli altri nelle nostre famiglie, comunità e nazione una pratica comune che celebra la nostra identità e ci rende ciò che siamo.

C’è chi non capisce la tradizione. Lo associano alla stagnazione, agli abusi e alla moderazione. Non si rendono conto che la vera tradizione è un’affermazione e una proiezione della propria personalità e della propria famiglia nel tempo. Non vedono che la tradizione è tradizione solo quando è buona, dinamica e in progresso. La tradizione deve costantemente purificarsi e perfezionarsi così come il processo di distillazione rende gli ottimi distillati sempre più liberi da impurità e sedimenti. I ricordi della tradizione devono invecchiare nel tempo, lasciando emergere tutto il sapore. La tradizione quindi non distorce ma ci lascia con la pura essenza della realtà, dalla quale possiamo progredire ancora di più.

Ciò è particolarmente vero per il Natale. In questo caso, la realtà è così straordinariamente magnifica che è difficile non lasciarsi sopraffare dallo stupore e dal piacere. In quella notte ineffabile in cui il nostro Salvatore nacque a Maria Sempre Vergine, un’immensa impossibilità divenne possibile: nacque il Dio-uomo. La strada per la nostra redenzione era aperta. Ha reso possibile un ordine cristiano in cui si praticavano i Comandamenti e i consigli.

Così, la celebrazione della vigilia di Natale è impregnata dell’idea della nascita del Nostro Salvatore dove, in quella notte santa e silenziosa, si può percepire l’irresistibile dolcezza e perfezione che emana dal Divino Bambino nella mangiatoia di Betlemme. Il Natale quindi ci chiama e ci invita a celebrare e osservare le nostre sante tradizioni.

Siamo chiamati a farlo in un mondo neopagano e mercificato che cerca di togliere Cristo dal Natale. Eppure, ironicamente, la potenza di Cristo viene messa in risalto e non diminuita da questi sforzi. Nonostante tutte le forze che cospirarono contro di Lui, la celebrazione della nascita di questo piccolo Bambino ferma le contrattazioni di Wall Street, sfida i dittatori comunisti e illumina brutti edifici moderni. Questo stesso Bambino alleggerisce anche i cuori pesanti di coloro che sono nella prova e delizia l’innocenza dei bambini ovunque. Il Divino Bambino costringe tutti noi a mettere da parte la frenetica intemperanza dei nostri giorni e a volgerci per un momento verso ciò che è più importante: l’adorazione del nostro Dio.

I Re Magi vengono ad adorare il Bambino Gesù, tutte le creature si inginocchiano e adorano il Creatore dell'Universo
Il Divino Bambino costringe tutti noi a mettere da parte la frenetica intemperanza dei nostri giorni e a volgerci per un momento verso ciò che è più importante: l’adorazione del nostro Dio.   Dipinto di Anonimo, Scuola di Cusco, Perù.

Le nostre tradizioni natalizie sopravvivono ancora perché ci aggrappiamo giustamente al distillato di ricordi sublimi nei secoli. Facciamo di questa la nostra difesa contro il vuoto frastuono delle feste e delle feste senz’anima. Le nostre gioiose celebrazioni devono sconfiggere i rivenditori laici che intraprendono la loro spudorata guerra al Buon Natale. Le nostre manifestazioni pubbliche devono accogliere il Cristo Bambino bandito dalla pubblica piazza.

Se lo facciamo, i nostri sforzi renderanno i futuri ricordi del Natale ancora più sublimi. Perché in tempi più sani a venire, si ricorderà che quando Cristo fu abbandonato da un mondo postmoderno, ci furono coloro che rimasero fedeli a Dio e sostennero le loro tradizioni. Ci furono quei cristiani sublimi che sfidarono il mondo e si unirono ai cristiani di tutti i tempi e di tutti i luoghi, proclamando con gioia: Puer natus est nobis, Et filius datus est nobis. “Perché ci è nato un bambino e ci è stato dato un figlio” (Is 9,6).

Come visto su TheBlaze.

Giovanni Horvat II 23 dicembre 2015

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