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2“La Chiesa cattolica non è la Chiesa del Papa e quindi i cattolici non sono papisti ma cristiani”: intervista esclusiva al cardinale Gerhard Müller

Di Cole DeSantis

Recentemente ho inviato alcune domande al cardinale Gerhard Müller riguardo all’infallibilità papale e alle recenti parole del cardinale che descrive  Papa Francesco come avente appoggiato l’eresia materiale. Il Cardinale è stato così gentile da rispondere alle mie domande nel seguente scambio di e-mail.

Come descriveresti la natura dell’infallibilità papale? In quali circostanze si applica l’infallibilità papale?

Cardinale Müller:  La natura, le condizioni e i limiti dell’infallibilità papale come espressione dell’infallibilità di tutta la Chiesa sono definiti nel capitolo 4 della Costituzione dogmatica  Pastor aeternus  del Concilio Vaticano I (1870). Con riferimento all’integrazione dell’autorità suprema nel collegio dei vescovi, di cui è capo visibile, il Concilio Vaticano II dichiara: 

L’infallibilità di cui il divino Redentore ha voluto dotare la sua Chiesa nel definire una dottrina di fede e di morale si estende fino a quanto lo richiede il deposito della rivelazione divina ( divinae Revelationis depositum ), che deve essere puramente conservato e fedelmente interpretato.  (Lumen Gentium 25)

I vescovi tedeschi, con l’approvazione di Papa Pio IX, dichiararono al cancelliere tedesco Bismarck, che voleva abusare del Vaticano I per giustificare la distruzione della Chiesa cattolica nel “Kulturkampf”: “…il magistero infallibile della Chiesa è tenuto a al contenuto della Sacra Scrittura e della Tradizione nonché alle decisioni dottrinali già date dal magistero ecclesiastico” (Denzinger-Hünermann n. 3116). Questo è anche ciò che il Vaticano II afferma con la massima autorità nella Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione  Dei verbum  (art. 10). Va aggiunto che i fedeli devono prestare «religiosa obbedienza di volontà e di intelligenza» ai loro vescovi e in particolare al magistero autentico del Vescovo di Roma, anche se questi non parla in virtù della più alta autorità magisteriale (ex cathedra). . Ciò vale a seconda dell’accento posto su una determinata dottrina, che deve, però, essere esplicitamente o implicitamente contenuta nella rivelazione. 

Cosa ha tradizionalmente insegnato la Chiesa sui limiti dell’autorità papale? 

Cardinale Müller : Secondo l’autorità divina di Cristo, la rivelazione di Dio stesso è il fondamento e il limite dell’insegnamento e del ministero pastorale della Chiesa: “Andate verso tutte le nazioni… e insegnate loro ad osservare tutto ciò che  vi  ho comandato” (Matteo 28: 20). Importante è l’approccio ad una ecclesiologia cattolica. Nella  Lumen Gentium , il Vaticano II non è iniziato con il Papa perché, contrariamente a quanto credeva la tradizionale polemica protestante, la Chiesa cattolica non è la Chiesa del Papa e quindi i cattolici non sono papisti ma cristiani. Cristo è il capo della Chiesa e da Lui ogni grazia e verità divina passa alle membra del suo corpo, che è la Chiesa. Ma l’ha anche costituita sacramentalmente come comunità visibile di confessione, di mezzi di grazia e di unità nella guida episcopale. Ecco perché i vescovi e i sacerdoti insegnano, guidano e santificano i fedeli nel nome di Cristo (e non nel nome del Papa). Ma i cattolici non sono sudditi dei superiori ecclesiastici, ai quali devono cieca obbedienza caducale come in un sistema politico totalitario. Come persone, nella loro coscienza e nella preghiera, si rivolgono direttamente a Dio in Cristo e nello Spirito Santo. L’atto di fede è rivolto direttamente a Dio, mentre il magistero dei vescovi ha solo il compito di custodire fedelmente e integralmente il contenuto della rivelazione (dato nella Sacra Scrittura e nella Tradizione apostolica) e di presentarlo alla Chiesa come rivelato da Dio. 

Il magistero non è al di sopra della parola di Dio, ma la serve non insegnando altro che ciò che è stato tramandato, perché ascolta la parola di Dio per mandato divino e, con l’assistenza dello Spirito Santo, l’ascolta con riverenza e conserva lo interpreta sacralmente e lo interpreta fedelmente…  (Dei verbum 10) 

In una cultura estranea al cristianesimo, è importante interpretare l’autorità ecclesiale non in termini di potere politico e di manipolazione mediatica dell’opinione, ma alla luce della rivelazione di Dio in Cristo come luce che illumina ogni essere umano e conduce alla vita eterna (Giovanni 1:1-18). Persino i cardinali della Chiesa romana non possono promettere obbedienza assoluta al Papa e sacrificare la loro coscienza e competenza per un programma discutibile, come vorrebbe argomentare l’esperto vaticano britannico Christopher Lamb contro la cosiddetta “opposizione interna alla Chiesa” nel suo libro  L’intruso . Coloro che vengono meno alla fede e alla disciplina della Chiesa devono essere rimessi sulla retta via con mezzi spirituali e punizioni ecclesiastiche. I governanti assoluti che hanno eliminato i loro colleghi ribelli in un politburo comunista o nel Consiglio privato reale inglese con l’esilio, la privazione della proprietà e processi farsa non sono un esempio per noi. La storia papale ci offre anche alcuni spettacoli indegni di trionfo del potere sulla legge.

Potrebbe descrivere brevemente alcune opinioni comuni su diverse opinioni teologiche riguardo a come rispondere a un papa eretico e quanto sono ampiamente accettate queste opinioni tra teologi e canonisti?

Cardinale Müller:  Il problema fondamentale nasce dalla distinzione tra il papa come titolare dell’ufficio petrino con i suoi poteri specifici da un lato e il papa come singolo cristiano nello stato di pellegrino, il quale può perdere anche la grazia santificante a causa del peccato mortale o che può allontanarsi manifestamente internamente ed esternamente dalla fede, contraddire ereticamente la dottrina della fede o addirittura separarsi scismaticamente dalla Chiesa. Per quanto riguarda l’apostasia, l’eresia manifesta o lo scisma aperto del papa come individuo, si tratta più di una questione teorica o di valutazione storico-teologica di personaggi dubbi della storia papale (la più nota è la questione dell’eresia e scomunica di papa Onorio I). Nella sua grande opera  De Romano Pontifice  (Libro II, 30a sezione), il Dottore della Chiesa Roberto Bellarmino ha riassunto le opinioni teologiche espresse fino a quel momento sulla possibile eresia di un papa e sulla sua perdita dell’ufficio. In ogni caso, è esclusa l’opinione che qualsiasi autorità ecclesiastica o anche secolare possa deporre il papa in sede giudiziaria (soprattutto contro il conciliarismo, il gallicanesimo, ecc.). Egli viene infatti scelto dai cardinali come colui che occuperà la cattedra Petri. In realtà, però, egli è nominato da Cristo se ha accettato l’elezione ed è Vescovo di Roma per consacrazione e quindi successore di Pietro. In caso di palese e notoria contraddizione, cosa che Dio non voglia, con l’insegnamento della Sacra Scrittura o con le definizioni dogmatiche della dottrina della fede, il fedele non sarebbe più obbligato ad obbedirgli ed egli perderebbe, per così dire, la sua ufficio stesso. In pratica, però, come nel tardo Medioevo, ciò dividerebbe la Chiesa in diverse obbedienze, a seconda di chi considera il proprio papa il legittimo successore di Pietro. Dobbiamo una trattazione approfondita di questa spinosa questione al prof. Arnaldo Xavier da Silveira ( Se un Papa è eretico: che fare?  Roma 2019; “Può un Papa essere un eretico”). Io stesso ho pubblicato un libro sull’intera teologia del papato: Gerhard Cardinal Müller,  The Pope: His Mission and His Task  (Catholic University of America Press, Washington, DC, 2021).

Come sapete, esiste una differenza tra le opinioni teologiche, anche diffuse o probabili, e l’insegnamento ufficiale della Chiesa. Qual è lo stato attuale dell’insegnamento della Chiesa su come comportarsi con un papa eretico? La Chiesa ha una visione ufficialmente definita? C’è mai stato un momento nella storia della Chiesa in cui la Chiesa ha avuto una visione specifica o definita su questo argomento? 

Cardinale Müller:  Non si può dare una definizione di questi casi limite perché le definizioni si riferiscono alla fede rivelata. Lo dimostrano i tentativi dei Concili di Costanza e Basilea, che dovettero trovare una via d’uscita pratica dallo scisma d’Occidente nonostante la falsa dottrina della superiorità del Concilio sui papi e sugli antipapi del loro tempo. Al di là della suddetta distinzione (tra il papa nel suo ufficio di successore di Cristo e l’attuale detentore di tale ufficio durante il suo pontificato), non può esistere alcuna procedura canonica (cioè diritto ecclesiastico puramente positivo al di sopra della legge divina) che possa dichiarare ufficialmente un regnante papa un eretico formale e deporlo legalmente. Il carisma personale dell’infallibilità ex cathedra non va confuso con la grazia speciale di essere salvati dal peccato e dall’apostasia nello stato di pellegrinaggio. Questo divario non può essere colmato all’interno della Chiesa perché l’autorità suprema non può essere giudicata all’infinito da un’autorità ancora più elevata e quindi l’unico giudice del papa regnante è solo Dio. Egli farà sì che la Chiesa non distrugga se stessa alla radice della sua unità nella verità di Cristo. Ecco perché la nostra umile preghiera e uno stile cristiano nei rapporti reciproci sono tanto più necessari in questa situazione. 

È mai esistito un papa eretico in passato e, se sì, come ha risposto la Chiesa? Cosa possiamo imparare da questi eventi storici?

Cardinale Müller:  Nel corso dei secoli il termine eresia è stato interpretato in modo più ampio e più ristretto. Nel senso tecnico odierno di eresia formale, cioè la negazione diretta di una dottrina rivelata definita dogmaticamente dalla Chiesa, non c’è stato un solo papa eretico (nemmeno come persona privata), anche in retrospettiva storica. Il fatto che i vescovi romani nella successione di Pietro siano sempre rimasti fedeli alla fede apostolica e la abbiano attivamente presentata a tutta la Chiesa è allo stesso tempo storicamente dimostrabile e oggetto della fede cattolica e divina (Vaticano I,  Pastor aeternus , capitolo 4).

Sembra che, con alcune delle dichiarazioni di Papa Francesco, egli sia consapevole dell’insegnamento della Chiesa e sappia che i fedeli cattolici sanno cos’è l’insegnamento della Chiesa, e quindi non si preoccupa tanto di riaffermare o interpretare l’insegnamento della Chiesa quanto di tentare di utilizzare gli strumenti spirituali e pastorali disponibili per portare le persone in una comunione più profonda con Cristo e la Sua Chiesa, e per affrontare le questioni pratiche ad essa legate. Questo sembra essere il caso anche delle dichiarazioni più problematiche o fuorvianti di Papa Francesco. Siete d’accordo con questa valutazione? A ciò si collega l’idea, avanzata da alcuni commentatori, secondo cui molte delle implicazioni che la gente vede nelle parole di Papa Francesco vengono lette nelle parole di Papa Francesco da alcune persone nei media che vogliono che la Chiesa cattolica cambi i suoi insegnamenti, e se la Chiesa non può o non vuole cambiare i suoi insegnamenti, possono almeno distorcere le parole di Papa Francesco per far sembrare che stia per cambiare l’insegnamento della Chiesa. Quanti degli elementi problematici dell’insegnamento di Papa Francesco ritieni derivino da questa dinamica?

Cardinale Müller:  Certamente, in un’era mediatica altamente ideologizzata, i vari gruppi che strumentalizzano le dichiarazioni di Papa Francesco per i propri interessi devono essere messi al loro posto. Dobbiamo anche rispettare la personalità nella Cattedra di Pietro. In termini di profondità teologica e precisione di espressione, Papa Benedetto è stato un’eccezione piuttosto che la norma nella movimentata storia dei papi. Ma i vescovi e il Papa devono essere consapevoli anche dei limiti della loro missione. Possono solo usare l’autorità conferita loro da Cristo per condurre le persone a Cristo attraverso la Parola di Dio e i santi sacramenti (e in nessun modo danneggiare la credibilità della Chiesa con nepotismo e favoritismi, ingraziazioni dello zeitgeisty). Va inoltre rispettata la relativa autonomia delle diverse materie secolari ( Gaudium et spes  36), nella quale esse intervengono solo nella misura in cui devono difendere la dignità e la libertà dell’uomo contro le ingerenze politiche, ideologiche e mediatiche. Non può nemmeno esserci opposizione assoluta e nemmeno pragmatica tra dottrina e pastorale, perché Cristo stesso è maestro e pastore nella sua persona. La dottrina della Chiesa oggi non può in alcun modo essere considerata conosciuta (purtroppo nemmeno da tutti i vescovi, di cui ci sono abbastanza esempi) per concentrarsi esclusivamente sull’applicazione pastorale a singole persone o “gruppi emarginati”. Non basta farsi fotografare con le cosiddette “persone trans”, ma bisogna anche avere il coraggio di definire il cambiamento di sesso ostile al corpo come un grave peccato contro la volontà del Creatore. Inoltre, l’“insegnamento degli apostoli” (At 2,42) nella forma della confessione della Chiesa non è un sistema di pensiero qualsiasi con cui il cattolico normale non ha nulla a che fare, ma la Parola di Dio che crea salvezza e risveglia la fede , che viene donato alla Chiesa nella parola apostolica dei vescovi e dei sacerdoti (cfr 1 Tessalonicesi 2,13). Anche il formato mediatico deve essere considerato in termini concreti. Le interviste papali possono essere utili e incoraggiare le persone nella loro fede e fornire orientamento. Non sono documenti vincolanti che interpretano autorevolmente la fede della Chiesa. Con l’attenzione dei media per la Chiesa focalizzata a livello globale sul Papa, va notato che i cattolici credono in Cristo e possono aspettarsi la salvezza solo da Lui e che il Papa e i vescovi sono solo i Suoi servitori. Perché si dimentica che la Chiesa, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo, è la più intima comunione di vita con il Dio uno e trino, al quale la forma visibile della Chiesa serve solo da tramite ( Lumen Gentium 8), giudicano erroneamente i giornalisti utilizzando categorie politiche e ideologiche (sinistra-destra, conservatore-modernista, ecc.). Una cornice e una formulazione lusinghiera della “Chiesa di Papa Francesco” o dei vescovi sulla “linea di Bergoglio”, che stanno rivoluzionando la Chiesa di Cristo con decisioni “irreversibili”, non solo sono sottoesposti teologicamente, ma mina anche la credibilità del La Chiesa come sacramento della salvezza del mondo in Cristo Gesù (1 Timoteo 2:5).

Come dovrebbero rispondere i fedeli cattolici alle dichiarazioni teologicamente o spiritualmente problematiche avanzate dal pontefice? Come mantenere viva la necessità di obbedienza e comunione con il papa e la necessità di evangelizzare in presenza di dichiarazioni del papa problematiche o di difficile interpretazione?

Cardinale Müller:  Traiamo la nostra fede dalle Sacre Scritture e dagli insegnamenti della Chiesa come riassunti nel  Catechismo ufficiale  basato sugli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Viviamo della grazia di Cristo nei sacramenti. La vita ecclesiale si svolge nelle parrocchie, nelle comunità di preghiera, nelle scuole e nelle istituzioni cattoliche. Per quanto importante sia l’orientamento verso “Roma” riguardo all’unità della Chiesa universale nella verità di Cristo, non bisogna confondere l’articolo di fede dell’insegnamento e del primato giurisdizionale del vescovo romano come successore di Pietro con un culto della personalità, come avviene anche in contesti laici. Cristo è il capo della Chiesa, da cui emana ogni grazia e verità. Gli apostoli, con Pietro a capo, sono solo i suoi testimoni e araldi. Si dedicano al “ministero della parola e delle preghiere”, la liturgia (At 6,4). Non è il loro prestigio sociale e la loro presenza nei media il criterio per il papa e i vescovi del nostro tempo, ma la questione se rendono Cristo presente in questo tempo. Il Papa e i vescovi servono la Chiesa come modelli, seguendo l’esempio del buon pastore che diede la vita per le sue pecore (1 Pietro 5:1-4).

Grazie a Sua Eminenza per aver dedicato del tempo per rispondere a queste domande.

Fonte: Rivista Crisi

Corrispondenza romana

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