Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

2Dolce Croce di Gesù

Dolce Croce di Gesù

I Vangeli ci mostrano con grande chiarezza quanto il nostro Divino Salvatore nella sua misericordia abbia pietà delle nostre pene del corpo e dell’anima. Basta ricordare i meravigliosi miracoli che compì nella sua onnipotenza per mitigare queste pene. Ma non commettiamo mai l’errore di immaginare che questa lotta contro il dolore e il dolore sia stato il dono più grande che Egli ha dispensato all’umanità.

Perché chi chiude gli occhi davanti al fatto centrale della vita di Nostro Signore – che Egli è il nostro Redentore e desiderava sopportare le sofferenze più crudeli per redimerci – avrebbe frainteso la sua missione.

Anche al culmine della sua Passione, Nostro Signore avrebbe potuto porre fine a tutte quelle pene all’istante con un semplice atto della sua Divina Volontà. Dal primo momento fino all’ultimo della Sua Passione, avrebbe potuto ordinare che le Sue ferite si rimarginassero, che il Suo Preziosissimo Sangue cessasse di sgorgare e che gli effetti dei colpi sul Suo Corpo Divino scomparissero senza cicatrice. Infine, avrebbe potuto darsi una brillante e giubilante vittoria, interrompendo bruscamente la persecuzione che lo stava trascinando alla morte.

Ma non ha voluto niente di tutto questo. Al contrario, ha voluto lasciarsi condurre sulla Via Dolorosa fino all’altezza del Golgota: ha voluto vedere la sua Santissima Madre sprofondata nel profondo del dolore. E, infine, ha voluto gridare quelle parole penetranti: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27:46), che riecheggerà attraverso i secoli fino alla consumazione del mondo.

Considerando queste realtà, arriviamo a comprendere una profonda verità. Concedendo a ciascuno di noi la grazia di essere chiamato a patire con Lui una parte della sua Passione, Egli ha reso evidente il ruolo ineguagliabile della Croce nella vita degli uomini, nella storia del mondo e nella Sua glorificazione. Non pensiamo che, invitandoci a patire le pene e le pene della vita presente, Egli abbia voluto dispensare ciascuno di noi dal pronunciare il proprio “consummatum est” (“è compiuto”) al momento della nostra morte.

Se non comprendiamo il ruolo della Croce, se non amiamo la Croce, se non viviamo la nostra via crucis, non realizzeremo il disegno della Provvidenza su di noi. E morendo, non potremo fare nostra la sublime esclamazione di San Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. D’ora innanzi mi è riservata la corona di giustizia, che il Signore, giusto giudice, mi assegnerà in quel Giorno». (2 Timoteo 4:7-8).

Qualsiasi qualità, per quanto esaltata, non servirà a nulla se non è fondata sull’amore della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Con questo amore possiamo ottenere tutto, anche se troviamo pesante il santo fardello della purezza e delle altre virtù, gli incessanti attacchi e scherni dei nemici della Fede e i tradimenti dei falsi amici.

Il grande fondamento, anzi il più grande fondamento, della civiltà cristiana è che ogni persona coltivi un amore generoso per la Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Maria ci aiuti in questo. Allora avremo riconquistato per il suo Divin Figlio il regno di Dio che oggi balena così debolmente nel cuore degli uomini.

Plinio Corrêa de Oliveira 25 febbraio 2009

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