Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

29I premi e le punizioni pubbliche sono buoni?

Recentemente ci è stato chiesto di commentare il fatto che in diverse scuole viene abolita la consuetudine di assegnare premi agli studenti migliori. Alla base di questa nuova politica c’è l’idea che il conferimento pubblico dei premi è doppiamente dannoso: suscita vanità nei beneficiari degli onori e provoca sensi di colpa o complessi di inferiorità negli altri.

Abbiamo quindi deciso di discutere di come questo tema riguardi in modo vitale il mantenimento della sanità mentale negli ambienti, sviluppi l’apprezzamento per le usanze secolari e sia essenziale per la vita di una civiltà.

Questo problema trascende di gran lunga gli ambienti scolastici, toccando direttamente gli onori e le punizioni in tutte le società umane.

Secondo la dottrina di san Tommaso, il fatto che una persona possieda qualità autentiche e sia per esse riconosciuta e onorata dalla società è un bene che supera la salute o le ricchezze, essendo inferiore solo alla grazia di Dio, che trascende ogni altro bene (cfr Summa Theologica , II-II, q. 29, a. 1; II-II, q. 129, a. 3) .

I premi e le punizioni pubbliche sono buoni
Il distintivo e la stella dell’Ordine
di Cristo.

Pertanto, privare i migliori dei loro legittimi onori è una flagrante ingiustizia perché infligge un danno, e un danno gravissimo, proprio a coloro che meritano il contrario.

Inoltre il conferimento di onorificenze non rende orgogliosi gli uomini veramente virtuosi, ma li stimola ad avanzare ulteriormente nella virtù. Quanto agli altri, non li degrada; anzi, li invita ad una lodevole imitazione.

Ciò insegnava san Pio X nel breve Multum ad excitandos del 7 febbraio 1905, riguardante il Supremo Ordine dei Soldati di Nostro Signore Gesù Cristo, comunemente chiamato Ordine di Cristo. Si tratta del più alto Ordine onorifico della Santa Sede e, quindi, di tutta la cristianità. Egli ha detto:

«I premi concessi per merito contribuiscono moltissimo a suscitare nei cuori il desiderio di compiere atti generosi, poiché, se uomini singolarmente meritevoli della Chiesa o della società vengono rivestiti di gloria, servono da stimolo per tutti gli altri a seguire la stessa via verso la gloria e l’onore. Seguendo questo saggio principio, i Romani Pontefici, nostri Predecessori, guardarono con particolare affetto agli ordini cavallereschi come ad un altro stimolo al bene. Per loro iniziativa furono creati numerosi ordini; altri, già istituiti, furono restituiti alla dignità originaria e dotati di nuovi e maggiori privilegi.

In questo spirito la Santa Madre Chiesa istituì varie onorificenze per stimolare i laici. Fornì anche una serie di titoli onorifici per premiare i suoi sacerdoti, di cui i titoli di monsignore e canonico onorario sono esempi caratteristici.

Con questo stesso spirito la Chiesa istituì cerimonie atte a infliggere una nota di disonore a coloro che la meritavano. Basti citare il terribile rituale dell’

Ordine_di_Cristo.jpg
Una delle varie stelle dell’Ordine di Cristo.

retrocessione dei sacerdoti, o, nel Medioevo, analoga cerimonia per i cavalieri ritenuti indegni del titolo.

La nostra prima immagine mostra la medaglia che denota il rango singolare nell’Ordine di Cristo. Tutto in esso – la sua forma, il suo colore, il fatto che sia da portare apertamente sul petto – indica l’intenzione della Chiesa che sia visibile a tutti e proclami così ad alta voce i meriti di chi lo porta.

L’altra immagine, una xilografia del 1565, mostra un cavaliere che viene retrocesso. Il cavalierato era un sacramentale. Pertanto, la retrocessione di un cavaliere è avvenuta non solo con l’intervento della Chiesa, ma con la sua piena approvazione. L’immagine mostra un cavaliere che ha disonorato il suo rango commettendo qualche infame crimine montato con derisione

Cavaliere_325px.jpg
La cerimonia di retrocessione di un cavaliere che ha disonorato il suo rango commettendo un crimine infame.

sulla trave di una staccionata, come su un cavallo di legno. Da un lato, un paggio tiene in mano il suo caricatore, che è stato costretto a smontare. La cerimonia è a metà. Il cavaliere è già stato privato dell’elmo e dei guanti, che giacciono a terra.

Due cavalieri in abiti cerimoniali gli stanno ora togliendo il bracciale; in tal modo, pezzo per pezzo, verrà spogliato di tutta la sua armatura. Riuneto sul luogo dell’esecuzione o alle finestre vicine, il pubblico assiste alla cerimonia, inorridito ed edificato allo stesso tempo.

Reminiscenze d’altri tempi, verrebbe da dire. No. Quella cerimonia, purtroppo secolarizzata, esiste ancora in tutti gli eserciti moderni sotto forma di retrocessione militare. E, anche oggi, la Santa Chiesa punisce l’infamia con grande beneficio della difesa della moralità pubblica, così come conferisce costantemente e maternamente onori a laici ed ecclesiastici meritevoli. Il conferimento delle onorificenze è così noto e frequente che gli esempi sono superflui.

Per quanto riguarda l’applicazione delle pene per infamia, la rivista colombiana El Catolicismo (25 aprile 1958), fornisce un esempio nelle discrete parole del cardinale arcivescovo di Bogotà, la cui sostanza è contenuta nei seguenti paragrafi:

Noi, Crisanto Luque, Cardinale sacerdote di Santa Romana Chiesa, titolare dei Santi Cosma e Damiano, per la grazia di Dio e della Santa Sede Apostolica, Arcivescovo di Bogotà e Primate di Colombia,

Considerando:

In primo luogo, che il canone 2356 del Codice di Diritto Canonico dispone così che i bigami… sono ipso facto infami, e, se disprezzano le ammonizioni dell’Ordinario e permangono nella loro illecita relazione, dovrebbero essere scomunicati o puniti con interdetto personale a seconda della la gravità della loro colpa….

Che mediante documenti pubblici è stato dimostrato che il dottor Hernando Diaz Rubio e la signora Olga Pardo Pardo hanno contratto tra loro un cosiddetto matrimonio civile a Ibarra, Ecuador…, essendo il dottor Diaz Rubio legato da un precedente matrimonio ma sapendo intimamente Signora Pardo Pardo;

Dichiariamo quindi:

In primo luogo, per il fatto stesso di aver osato contrarre questo cosiddetto matrimonio civile, sono infami e soggetti a tutte le conseguenze canoniche di infamia per legge… (cann. 2356 e 2294, sez. 1, Codice di Diritto Canonico);

Questo decreto avvisa i colpevoli e ricorda loro il dovere di separarsi sotto minaccia di scomunica se rimangono nella loro relazione illecita, ed è pubblicato dalla stampa affinché produca gli effetti sociali desiderati.

Insomma, conferire riconoscimenti pubblici e infliggere pubbliche punizioni ignominiose è conforme alla morale e alle pratiche della Santa Chiesa. A nostro avviso, qualsiasi metodo pedagogico che neghi questo non può essere considerato efficace e tanto meno ispirato.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Catolicismo , gennaio 1959

Plinio Corrêa de Oliveira 16 settembre 2010

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