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1La pena di morte è necessaria per comprendere la giustizia divina e il dogma dell’inferno

La pena di morte è necessaria per comprendere la giustizia divina e il dogma dell'inferno
La pena di morte è necessaria per comprendere la giustizia divina e il dogma dell’inferno

Molti articoli sono stati pubblicati in tutto il mondo cattolico sulla modifica di Papa Francesco al Catechismo della Chiesa Cattolica , affermando che “la pena di morte è inammissibile”. Tali articoli mostrano come questa affermazione contraddica la Scrittura e la Tradizione e rappresenti una netta rottura con il costante insegnamento della Chiesa.

In queste brevi note ci limitiamo, per quanto frettolosamente, ad un aspetto: gli errori dell’enunciato in materia di giustizia punitiva. Come dice Pio XII, tali errori portano a un malinteso sulla giustizia divina e sull’esistenza dell’Inferno.

Argomento senza coerenza

Le argomentazioni a favore della modifica del Catechismo sono state presentate in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmato dal prefetto, il neocardinale Luis F. Ladaria, SJ e approvato dal Papa. Si è cercato di giustificare una rottura con il magistero precedente basandosi su due presupposti:

  1. che il criminale non perde la sua dignità umana; E
  2. che oggi gli Stati dispongono di mezzi efficaci per proteggere la comunità senza ricorrere alla pena di morte.

Questa argomentazione, in realtà mero sofismo, non regge ad un esame accurato, come vedremo più avanti.

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La pena di morte è contraria alla dignità umana?

Sostenere che la pena di morte sia contraria alla dignità umana crea confusione poiché non si riesce a distinguere tra ordine ontologico (perfezione della natura umana) e ordine morale (conformità delle azioni umane alla retta ragione e alla legge divina). Mentre l’uomo non perde mai la dignità ontologica della sua natura, perde la sua dignità morale quando pratica intenzionalmente il male.

Inoltre, l’argomento della dignità umana non è pertinente alla questione. Questo perché oggetto della giustizia non è la dignità umana , sia essa ontologica o morale , ma piuttosto gli atti volontari dell’uomo nei suoi rapporti con gli altri. Come insegna San Tommaso d’Aquino:

“[L]a materia propria della giustizia consiste in quelle cose che appartengono ai nostri rapporti con gli altri uomini. … Perciò l’atto di giustizia in rapporto alla sua materia e al suo oggetto è indicato con le parole: “Rendere a ciascuno il suo diritto”».

Nessuno è condannato ad una giusta pena per la sua dignità o per la sua mancanza, ma piuttosto per azioni concrete compiute contro il bene comune.

Confusione sulla giustizia punitiva…

Sostenere che gli stati moderni abbiano presumibilmente mezzi migliori per trattare i criminali come motivo contro la pena di morte è dovuto a una scarsa comprensione della giustizia punitiva e dello scopo della punizione. Tali malintesi nascono dall’idea che la fine della punizione sia vista solo come un mezzo per proteggere la società o correggere il malfattore.

Anche se la giustizia punitiva ha questo duplice obiettivo, non si limita ad essi. La sua ragion d’essere più profonda è la necessità che il colpevole espii il delitto commesso e ristabilisca così l’ordine giuridico minato dal suo delitto.

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Come leggiamo nella Philosophia Moralis di Victor Cathrein, SJ, “correggere il delinquente è il fine secondario delle punizioni pubbliche; il fine primario è il bene comune della società”.

… Rendendo difficile comprendere la giustizia divina

Lo scopo espiatorio della punizione è tanto più importante in quanto senza di essa è difficile comprendere la giustizia divina e il dogma dell’Inferno. Poiché nell’aldilà il bisogno di protezione e la possibilità di conversione sono inesistenti, la punizione eterna può essere intesa solo come espiazione del male commesso e riparazione della giustizia divina trasgredita, rappresentando il trionfo del bene sul male.

Il crimine viola l’ordine giuridico

Lasciamo che sia lo stesso Papa Pio XII a spiegare questi concetti. Riportiamo di seguito alcuni brani del suo memorabile discorso al Sesto Congresso di diritto penale internazionale del 3 ottobre 1953. Si tratta di una delle spiegazioni più complete e sistematiche di un papa sull’argomento (abbiamo inserito i sottotitoli per chiarezza).

«La legge penale è una reazione dell’ordine giuridico contro il delinquente; presuppone che il delinquente sia causa della violazione dell’ordine giuridico….

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«Nel momento del delitto, il delinquente ha davanti agli occhi il divieto imposto dall’ordinamento giuridico: ne è cosciente e dell’obbligo che esso impone; ma, tuttavia, decide contro la sua coscienza, e per attuare la sua decisione commette il crimine esterno. Questo è il quadro di una violazione colposa della legge.

Teorie penali moderne incomplete

«La maggior parte delle moderne teorie del diritto penale spiegano la punizione e la giustificano in ultima istanza come misura protettiva, cioè come difesa della comunità contro i delitti tentati; e, allo stesso tempo, come tentativo di ricondurre il colpevole all’osservanza della legge. In queste teorie la punizione può infatti comprendere sanzioni sotto forma di riduzione di alcuni vantaggi garantiti dalla legge, al fine di insegnare al colpevole a vivere onestamente; ma non considerano come la funzione più importante della pena l’espiazione del delitto commesso, che è essa stessa una sanzione della violazione della legge.

«Tuttavia, da un altro punto di vista, e anzi più elevato, ci si può chiedere se la concezione moderna sia pienamente adeguata a spiegare la punizione. La tutela della comunità contro i crimini e i criminali deve essere assicurata, ma lo scopo ultimo della punizione deve essere ricercato su un piano più alto.

L’essenza della punizione: proclamare la supremazia del bene sul male

“L’essenza dell’atto colposo è l’opposizione liberamente scelta ad una legge riconosciuta come vincolante; è la rottura e la violazione deliberata del giusto ordine. Una volta fatto, è impossibile ricordarlo. Tuttavia, nella misura in cui è possibile soddisfare l’ordine violato, ciò dovrebbe essere fatto. Per l’esigenza fondamentale della giustizia, il cui ruolo nella moralità è quello di mantenere l’equilibrio esistente, quando è giusto, e di ristabilire l’equilibrio quando sconvolto. Si esige che mediante punizione il responsabile venga riportato all’ordine con la forza; e l’adempimento di questa esigenza proclama la supremazia assoluta del bene sul male; il giusto trionfa sovranamente sullo sbagliato.

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“Ora facciamo l’ultimo passo; nell’ordine metafisico la punizione è una conseguenza della nostra dipendenza dalla Volontà suprema, dipendenza che è scritta indelebilmente nella nostra natura creata. Se mai sarà necessario reprimere la rivolta di un essere libero e ristabilire l’ordine spezzato, è sicuramente qui che lo esigono il Giudice supremo e la Sua giustizia. La vittima di un’ingiustizia può rinunciare liberamente al diritto alla riparazione, ma per quanto riguarda la giustizia tale diritto gli è sempre assicurato.

Necessità di espiazione, tutela dell’ordine giuridico

«L’approfondimento della pena non attribuisce meno importanza alla funzione di protezione, oggi sottolineata, ma va più al nocciolo della questione. Infatti non si tratta immediatamente di tutelare il bene assicurato dalla legge, ma della legge stessa. Non c’è niente di più necessario per la comunità nazionale o internazionale del rispetto della maestà della legge, e del salutare pensiero che la legge è anche sacra e protetta, così che chi la infrange è punibile e sarà punito.

“Queste riflessioni aiutano a meglio apprezzare un’altra epoca, che alcuni considerano superata, che distingueva tra punizione medicinale – poena medicinalis – e punizione vendicativa – poena vindicativae . Nella punizione vendicativa è in primo piano la funzione espiatrice: in entrambi i tipi di punizione è compresa la funzione di protezione.

Senza espiazione non c’è comprensione della giustizia divina

«Infine, è la funzione espiatoria che dà la chiave del giudizio finale dello stesso Creatore, il quale “rende a ciascuno secondo le sue opere” (Mt 16,27; Rm 2,6). La funzione di protezione scompare completamente nell’aldilà. Il Creatore onnipotente e onnisciente può sempre impedire la ripetizione di un crimine mediante la conversione morale interiore del delinquente; ma il Giudice Supremo, nel suo ultimo giudizio, applica unicamente il principio della retribuzione. Questo, quindi, deve essere di grande importanza.

La pena di morte è necessaria per comprendere la giustizia divina e il dogma dell'inferno
È la funzione espiatoria che dà la chiave del giudizio finale dello stesso Creatore, il quale “rende a ciascuno secondo le sue opere” (Mt 16,27; Rm 2,6). Il Giudice Supremo, nel Suo ultimo giudizio, applica unicamente il principio della retribuzione. Il diritto trionfa sovranamente sullo sbagliato.

Evitare ambiguità dottrinali

Qualunque sia la posizione che una persona assume riguardo all’applicazione della pena di morte a seconda del luogo o delle circostanze storiche, bisogna sempre stare attenti a evitare che ambiguità avvolgano i chiari principi della legge naturale e della Rivelazione su questa materia.

Sentimento e sentimentalismo

Viviamo in un’epoca dominata dall’emotività. L’emozione prende il posto della ragione e il sentimentalismo soppianta il vero sentimento. Dobbiamo quindi stare attenti e discutere i problemi dottrinali nel campo della ragione, non dell’emozione.

Purtroppo, la modifica del Catechismo operata da Papa Francesco in questo punto cruciale della corretta comprensione della giustizia umana e divina, aumenta questo clima deleterio di emotività che porta a una negazione pratica del dogma dell’Inferno.

Luiz Sergio Solimeo 18 agosto 2018

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