Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

1Francesco è Papa? Dubbi e contraddizioni

Fonte immagine: Corriere del Ticino ( https://cdt.ch/ )

Mentre si avvicina l’undicesimo anniversario del pontificato di Francesco, da molte parti vengono poste una serie di inquietanti domande: il regnante Pontefice è ortodosso o è scivolato nell’eresia? E in quest’ultimo caso è ancora Papa? E se non ha perso il pontificato a causa di eresia, potrebbe averlo perso per qualche vizio canonico relativo alla sua elezione o alle dimissioni di Benedetto XVI?

In Italia il dibattito si è acceso soprattutto dopo la diffusione delle tesi di Andrea Cionci, un giornalista che sostiene l’esistenza di una finta rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, messa in scena per smascherare l’usurpatore-anticristo Jorge Mario Bergoglio. Il fatto che Cionci abbia scritto un libro molto diffuso (Codice Ratzinger, Byoblu, 2022) e sia autore di più di 800 articoli su quella che egli definisce la «magna quaestio» della «sede impedita», naturalmente non ha in sé un gran valore. Un errore mille volte ripetuto rimane un errore, una verità anche una sola volta affermata, conserva una intrinseca forza. E la tesi di Cionci è stata smontata dal libro di Federico Michielan, con un’intervista di Francesco Patruno, Non era più lui. Una risposta al Codice Ratzinger sulla rinuncia di Benedetto XVI (Fede e Cultura, 2023), dall’articolo di don Samuele Pinna, La rinuncia di Benedetto XVI. Fuorvianti interpretazioni e implicazioni teologiche (“Alpha Omega”, 25 (2022), pp. 381-413) e dalle Parole chiare sulla Chiesa, perché c’è una crisi e come uscirne, a cura di don Daniele Di Sorco (Edizioni Radio Spada, 2023, pp. 103-129).

Sulla questione della rinuncia di Benedetto XVI, dopo che per primo Antonio Socci aveva sollevato il caso, ha scritto a sua volta pagine definitive la professoressa di Diritto canonico dell’Università di Bologna, Geraldina Boni, nel suo studio Sopra una rinuncia. La decisione di papa Benedetto XVI e il diritto (Bononia University Press, 2015).  Sul tema poi del “papa eretico” le opere di riferimento, in lingua italiana, sono quelle di Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, Ipotesi teologica di un Papa eretico (Solfanelli, 2016) e Se un Papa è eretico che fare? (Edizioni Fiducia, 2019), quest’ultima ricordata, per la sua «dettagliata analisi»,  dal cardinale Gerhard Ludwig Müller nella sua recente intervista a Cole De Santis per  Crisis Magazine.

Un nuovo contributo ci viene ora proposto dal prof. Massimo Viglione, nel suo libro Habemus Papam. Papa eretico, rinuncia, sede vacante. L’insegnamento del passato e il dibattito dopo l’11 febbraio 2013 (Maniero del Mirto, 2024), uno studio che, pur non essendo rivolto agli specialisti, è condotto con metodologia storica, ovvero tramite una ricostruzione cronologica e logica della situazione che si è venuta a creare con la rinuncia di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco.

Dopo un capitolo dedicato al problema dell’autorità della Chiesa nella situazione attuale (pp. 31-56) e un rapido panorama della discussione teologica sul papa eretico (pp. 57-90), il volume ripercorre il dibattito seguito alla rinuncia al pontificato di Benedetto XVI. Viglione parte dai due giornalisti che più hanno animato la discussione, Antonio Socci e Andrea Cionci, per esaminare quindi una quindicina di diversi autori, ecclesiastici e laici, divisi tra sostenitori o negatori della legittimità dell’elezione pontificia del 2013. Nell’ultimo capitolo (pp. 195-270), che costituisce il cuore del suo studio, l’autore fa un riassunto schematico delle varie problematiche emerse (pp. 205-211), illustrando poi la sua personale posizione.

Per quanto riguarda l’illegittimità della rinuncia di Benedetto XVI, Viglione ritiene «le ipotesi di Socci “probabili”, quella di Radaelli (e altri) probabilissima e quella di monsignor Viganò praticamente sicura: eppure forse nessuna può essere considerata come invalidante il pontificato di Bergoglio in maniera assoluta e ogni oltre dubbio» (p. 237). Giudica invece l’ipotesi di Cionci «altamente improbabile, e in ogni caso superflua rispetto alle altre possibili accuse di invalidità, che antecedono per cronologia e logica» (p. 237). In ultima analisi, «la questione non ha soluzione. E’ come una partita a ping-pong che non termina mai». E, per Viglione, il responsabile di questo «ping-pong senza regole» «non è Jorge Mario Bergoglio, bensì Joseph Aloysius Ratzinger» (p. 239). La diarchia che si è creata in Vaticano con l’invenzione del “papato emerito” è stata un monstrum giuridico. «Ratzinger ha creato un mostro, e lo ha creato, coltivato, annaffiato, nutrito in continuazione, sapendo perfettamente ciò che faceva. Questa appare ai nostri occhi la più evidente delle verità» (p. 243). Viglione sembra capovolgere la posizione di Cionci: è vero che esiste un “gioco” di Ratzinger, ma non per “scismare” il suo successore bensì per «iniziare la disarticolazione del papato stesso, secondo gli antichi progetti del neomodernismo dei tempi del Concilio Vaticano II» (p. 246). Semplificando il discorso, se per Cionci Ratzinger è un “genio del bene”, per Viglione, è un “genio del male”, «dialetticamente perfetto» (p. 247).

In concreto, «la possibilità che Francesco non sia Francesco ma solo Jorge Mario Bergoglio è concreta e tutt’altro che trascurabile» (p. 247) per molte ragioni, ma soprattutto «per il vizio di consenso dello stesso Bergoglio, che riteniamo sicuro anche in base ai fatti incontrovertibili di questi quasi undici anni di pontificato» e «perché anche qualora Bergoglio fosse veramente Francesco, le sue continue eresie pubbliche e pervicaci creano il serio problema del papa eretico. E questo è per noi l’elemento più determinante» (p. 248). «Per tutte queste ragioni riteniamo, come detto, fortemente probabile che la Sede papale sia oggi vacante. Ma la certezza assolutamente stringente, teologicamente e canonicamente, prove indiscutibili in mano, non possiamo dire di averla»(p. 248).  Noi, ribadisce Viglione, «siamo moralmente convinti dell’alta probabilità della vacanza della Sede, ma non ci sentiamo di presentarla come oggettiva certezza assoluta vincolante per altri (e neanche per noi stessi)» (p. 250).

Posizione certamente legittima, ma non priva di contraddizioni. Chi è moralmente certo dell’illegittimità di papa Francesco, oggettiva o soggettiva che sia, dovrebbe rifiutarsi di chiamarlo Papa e dovrebbe trattarlo come un impostore e un usurpatore. Se invece questa certezza manca, Jorge Mario Bergoglio va trattato come il Vicario di Cristo, ovvero con deferenza e rispetto. E ciò anche se si avessero dei forti dubbi sulla legittimità del suo pontificato. E’ possibile, infatti, che alcuni degli ecclesiastici o dei laici che Viglione presenta come sostenitori di Papa Francesco nutrano qualche dubbio sulla sua legittimità di Pontefice, ma in mancanza di prove certe, continuano a considerarlo Papa. Per questo essi celebrano o assistono alla Messa una cum, cosa che non farebbero se fossero sicuri dell’invalidità del pontificato.

Viglione, contro Cionci e Minutella, invita a non disertare le Messe una cum (pp. 252-257), ma questa posizione sembra contraddire la sua «convinzione morale» «dell’alta probabilità della vacanza della Sede». E’ vero che egli non considera questa sua convinzione come «una oggettiva certezza assoluta», ma se è una certezza morale, sia pure soggettiva, egli dovrebbe astenersi dall’assistere alla Messa una cum un Papa che non è tale.

La posizione del prof. Viglione sembra essere analoga a quella dei sedeprivazionisti che, come lui, ritengono che papa Francesco continui a guidare la Chiesa praticamente, pur avendo perduto la titolarità del diritto. Però egli critica l’ipotesi sedevacantista, anche nella forma sedeprivazionista, scrivendo, a p. 44 che «qualora l’ipotesi sedevacantista fosse vera, tutte le consacrazioni sacerdotali ed episcopali avvenute in unione con i falsi papi (o papi solo in potenza) sono invalide. E questo dal 1965. Il che comporterebbe, nel concreto, per ovvie ragioni cronologiche, che la quasi totalità dei sacerdoti oggi viventi non sono tali (e anche perché i sedevacantisti non riconoscono validità alle consacrazioni successive al 1965), e ugualmente ciò vale per i vescovi (ne restano pochissimi al mondo). Non solo: nessuno dei cardinali oggi viventi è vescovo legittimo, pertanto il collegio cardinalizio non esisterebbe più e qualsiasi papa eletto o eligendo è invalido. In pratica la Chiesa cattolica sarebbe ridotta a ristrettissime cerchie sacerdotali più qualche sparuto vescovo, per lo più scismatico». Giustissimo. Ma la ragione per cui egli considera valide le consacrazioni avvenute dal 1965 al 2013 e, invece, probabilmente invalide quelle riconducibili a Jorge Mario Bergoglio è di carattere puramente cronologico? Le stesse considerazioni sulla visibilità della Chiesa che egli applica al “paleo-sedevacantismo” anti-conciliare, non potrebbero applicarsi anche al “neo-sedevacantismo” anti-bergogliano?

L’unica posizione che il prof. Viglione nel suo libro non critica, ma anzi sembra fare propria, è quella dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò (che a noi pare molto vicina al sedeprivazionismo: cfr: https://www.corrispondenzaromana.it/larcivescovo-vigano-verso-lanarco-vacantismo-2-parte/). Mons. Viganò ha lasciato capire, seppur non confermandolo ufficialmente, di essersi fatto “riconsacrare” vescovo dall’ex-membro della Fraternità San Pio X e ora leader della cosiddetta “Resistenza”, mons. Richard Williamson. Ma poiché mons. Viganò è stato consacrato arcivescovo il 26 aprile 1992 da Giovanni Paolo II, con la sua riconsacrazione egli mostra di ritenere invalide le consacrazioni episcopali di Papa Wojytila e, presumibilmente, tutte quelle avvenute dal 1968 ad oggi, secondo la tesi esposta da don Anthony Cekada (1951-1920) nel suo libro Del tutto invalido e assolutamente nullo. Il rito di consacrazione episcopale del 1968. Gli ordini sacri secondo il nuovo rito di Paolo VI sono validi? (C.L.S. 2021). Ma allora non si applicano anche a mons. Viganò le considerazioni esposte dall’autore alla pagina 44 di Habemus papam? Insomma un bel pasticcio, che il prof. Viglione riassume in questi termini che condividiamo: «l’anarchia spirituale, dottrinale, morale e operativa odierna e la guerra generale all’interno del mondo cattolico (e specialmente del mondo conservatore e tradizionale)» (p. 210).

Roberto de Mattei

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Pubblicato da gianluca05

Pace: l’altra condizione della Madonna di Julio Loredo Da quando Papa Francesco ha annunciato che consacrerà la Russia (e l’Ucraina) al Cuore Immacolato di Maria, insieme a tutti i vescovi del mondo – ai quali ha rivolto un preciso appello in questo senso – tutto il mondo cattolico vive nell’attesa di questo storico evento. C’è chi, mosso da spirito pio, vede nel gesto pontificio una soluzione definitiva che metterà fine alla guerra, porterà alla conversione della Russia e al risanamento morale del mondo moderno. Altri, invece, mossi da spirito critico, vi segnalano possibili omissioni e contraddizioni. In ogni caso, bisogna rimarcare come l’annuncio di Papa Francesco – mettendo Fatima al centro degli avvenimenti contemporanei – abbia toccato una fibra profonda nell’opinione pubblica mondiale. L’atto di Francesco si collega a una precisa richiesta fatta dalla Madonna a Fatima nel 1917. Parlando ai pastorelli, la Madonna volle parlare al mondo intero, esortando tutti gli uomini alla preghiera, alla penitenza, all’emendazione della vita. In modo speciale, Ella parlò al Papa e alla sacra Gerarchia, chiedendo loro la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato. Queste richieste, la Madre di Dio le fece di fronte alla situazione religiosa in cui si trovava il mondo intero all’epoca delle apparizioni. La Madonna indicò tale situazione come estremamente pericolosa. L’empietà e l’impurità avevano a tale punto preso possesso della terra, che per punire gli uomini sarebbe esplosa quella autentica ecatombe che fu la Grande Guerra 1914-1918. Questa conflagrazione sarebbe terminata rapidamente, e i peccatori avrebbero avuto il tempo di emendarsi, secondo il richiamo fatto a Fatima. Se questo richiamo fosse stato ascoltato, l’umanità avrebbe conosciuto la pace. Nel caso non fosse stato ascoltato, sarebbe venuta un’altra guerra ancora più terribile. E, nel caso che il mondo fosse rimasto sordo alla voce della sua Regina, una suprema ecatombe, di origine ideologica e di portata universale, implicante una grave persecuzione religiosa, avrebbe afflitto tutti gli uomini, portando con sé grandi prove per i cattolici: “La Russia diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa (...) I buoni saranno martirizzati. Il Santo Padre dovrà soffrire molto”. “Per impedire tutto questo – continua la Madonna – verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace”. Dopo un periodo di estrema tribolazione e di terribili castighi “come non si sono mai visti” (santa Giacinta di Fatima), la Madonna promette il trionfo finale: “Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace”. Ancor oggi gli esperti discutono sulla validità o meno delle varie consacrazioni fatte da Pio XII e da Giovanni Paolo II. La Madonna aveva posto tre condizioni: che la consacrazione fosse fatta dal Sommo Pontefice, che menzionasse la Russia, e che fosse fatta in unione con tutti i vescovi del mondo. In un modo o nell’altro, a tutte le consacrazioni – 1942, 1952, 1982, 1984 – mancava almeno una di delle condizioni. Dopo aver affermato perentoriamente che la consacrazione del 1984, fatta da Giovanni Paolo II, non era valida, la veggente suor Lucia aveva cambiato opinione, attestando invece la sua conformità a quanto richiesto dalla Madonna. Questa è la posizione più diffusa negli ambienti della Chiesa e fra i fedeli in generale. Non vogliamo entrare in un tema tanto complesso. Facciamo però notare che, alla Cova da Iria, la Madonna indicò due condizioni, entrambe indispensabili, perché si allontanassero i castighi con cui ci minacciava. Una di queste condizioni era la consacrazione. Supponiamo che sia stata fatta nel modo richiesto dalla santissima Vergine. Rimane la seconda condizione: la divulgazione della pratica della comunione riparatrice dei primi cinque sabati del mese. Ci sembra evidente che questa devozione non si è propagata fino a oggi nel mondo cattolico nella misura desiderata dalla Madre di Dio. E vi è ancora un’altra condizione, implicita nel messaggio ma anch’essa indispensabile: è la vittoria del mondo sulle mille forme di empietà e di impurità che oggi, molto più che nel 1917, lo stanno dominando. Tutto indica che questa vittoria non è stata ottenuta, e, al contrario, che in questa materia ci avviciniamo sempre più al parossismo. Così, un mutamento di indirizzo dell’umanità sta diventando sempre più improbabile. E, nella misura in cui avanziamo verso questo parossismo, diventa più probabile che avanziamo verso la realizzazione dei castighi. A questo punto bisogna fare una osservazione, e cioè che, se non si vedessero le cose in questo modo, il messaggio di Fatima sarebbe assurdo. Infatti, se la Madonna affermò nel 1917 che i peccati del mondo erano giunti a un tale livello da richiedere il castigo di Dio, non parrebbe logico che questi peccati siano continuati ad aumentare per più di mezzo secolo, che il mondo si sia rifiutato ostinatamente e fino alla fine di prestare ascolto a quanto gli fu detto a Fatima, e che il castigo non arrivi. Sarebbe come se Ninive non avesse fatto penitenza e, nonostante tutto, le minacce del profeta non si fossero realizzate. Per di più, la stessa consacrazione richiesta dalla Madonna non avrebbe l’effetto di allontanare il castigo se il genere umano dovesse restare sempre più attaccato alla empietà e al peccato. Infatti, fintanto che le cose staranno così, la consacrazione avrà qualcosa di incompleto. Insomma, siccome non si è operato nel mondo l’enorme trasformazione spirituale richiesta alla Cova da Iria, stiamo sempre più avanzando verso l’abisso. E, nella misura in cui avanziamo, tale trasformazione sta diventando sempre più improbabile. Applaudiamo l’atto di Papa Francesco e ci sommiamo toto corde a esso se seguirà i requisiti posti dalla Madonna a Fatima. Tuttavia, finché a questo atto non seguirà una vera e propria crociata spirituale contro l’immoralità dilagante – aborto, omosessualità, LGBT, mode indecenti, pornografia, gender e via dicendo – la semplice consacrazione della Russia – per quanto gradita alla Divina Provvidenza – non allontanerà il castigo. Mi sia permesso di sollevare un’altra perplessità, e non di piccolo peso. A Fatima la Madonna indicò, come l’elemento allora più dinamico del processo rivoluzionario che portava l’umanità verso l’abisso, gli “errori della Russia”, ossia il comunismo, che proprio nell’Unione Sovietica trovò la sua sede e fuoco di espansione. Non ci sarà una vera conversione finché questa ideologia non sarà rigettata in ogni sua manifestazione. Ora, proprio in questo campo il pontificato di Papa Francesco si è contraddistinto per la sua prossimità all’estrema sinistra: dalla vicinanza alla dittatura cubana, al sostegno ai “movimenti popolari” latinoamericani di matrice marxista, senza dimenticare i contatti col patriarca Kiryll, che della dittatura sovietica fu fedele servitore e propagandista. Anche qui, salvo miglior giudizio, ci sembra che, finché all’atto di venerdì a San Pietro non seguirà una vera e propria crociata spirituale contro il comunismo e i suoi epigoni, la sola consacrazione della Russia non fungerà da toccasana per risparmiare una catastrofe alla civiltà contemporanea. Fonte: TFP - Tradizione Famiglia Proprietà -

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