Infine, Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!

11Meditazione accanto al Dio Bambino nel presepe

Meditazione accanto al Dio Bambino nel presepe
Meditazione accanto al Dio Bambino nel presepe

Avvicinati con me alla culla del Dio Bambino. Immaginiamo l’arrivo dei Re Magi alla mangiatoia, dopo aver seguito la Stella di Betlemme con le loro carovane e gli animali carichi di tesori. Questi sovrani – il re Baldassarre, il re Melchiorre e il re Gaspare – offrono a Gesù Bambino oro, incenso e mirra, in adorazione.

Guardando il Dio Bambino, ci fermiamo e consideriamo la Sua infinita grandezza, la Sua accessibilità, così come la Sua infinita compassione. Ci chiediamo allora quale di queste tre qualità divine ci avvicina a Lui.

Dignità del Bambino Gesù e della sua Santissima Madre

Considerando l’infinita grandezza del suo luogo natale, immaginiamo una grotta spaziosa, alta quanto una cattedrale, con alcune pietre disposte, come da angeli, in modo da ricordare gli archi delle cattedrali gotiche di il Medioevo.

Possiamo immaginare anche la mangiatoia che servì da culla al Dio Bambino, la ruvidità del legno santificato dalla Sua Divina Presenza. Posta nel punto focale della grotta, su cui aleggia una luce celeste e dorata, la mangiatoia è un trono maestoso.

Ancora neonato, il Divin Bambino giaceva nella sua culla con la maestà di un vero Re: Re di ogni maestà e di ogni gloria; Creatore del Cielo e della Terra; Dio incarnato si è fatto uomo. Fin dal primo momento del Suo essere, “rinchiuso” nel grembo di Sua Madre, Egli ebbe più maestà, grandezza, forza e potere di tutti gli uomini nella storia dell’umanità. Conoscendo tutte le cose incomparabilmente più di qualunque scienziato, Cristo Bambino aveva inscritto in ogni tratto fisico quella maestà fatta di saggezza, santità, scienza e potere.

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Immaginiamo di vedere tutto questo misteriosamente espresso sul volto di quel Ragazzo. A volte, mentre si muove, quel movimento rivela il suo portamento regale. Quando apre gli occhi, sappiamo di essere alla presenza della Saggezza dei secoli.

Tutta un’atmosfera di santità circonda coloro che si avvicinano a Lui. L’aria stessa che si respira ha una tale purezza che la gente non si avvicina nemmeno a quel luogo senza chiedere perdono per i propri peccati; ma allo stesso tempo, la santità che emana dal presepe fa venir voglia di emendare la propria vita.

Immaginate anche la Madonna ai piedi di Gesù Bambino. Lei è davvero una regina. La sua dignità e grandezza fanno parte così naturalmente del suo essere che anche senza indossare abiti dall’aspetto nobile, la sua dignità risplende in tutta la grotta.

Maestà che trasuda santità

Da dove viene tutta questa maestosità? Santità.

Spostiamo momentaneamente la nostra meditazione per considerare un esempio più recente di questo tipo di maestà. Ci rivolgeremo a Santa Teresa, il Piccolo Fiore. È scritto che già da bambina era così cara e imponente che il padre la chiamava “la mia piccola regina”.

Durante il processo di canonizzazione, il giardiniere del Carmelo di Lisieux raccontò di aver visto una volta una suora lavorare dandogli le spalle: era santa Teresa. L’avvocato del diavolo poi ho chiesto: “Come potevi sapere che era Suor Thérèse quando ti dava le spalle?” La risposta del giardiniere fu molto significativa: “Lo sapevo dalla maestà del suo portamento, perché nessun’altra suora aveva tanta maestosità”.

Se Santa Teresa fosse così, come sarebbe la Madonna?

Immaginate la Madre di Dio inginocchiata davanti alla culla del suo Bambino. È così maestosa, trascendente e pura, mentre prega il Dio Bambino. Invisibilmente, gli angeli cantano canti di gloria e tutta l’atmosfera è permeata di tanta sacralità da trasformare la povertà della stalla in una corte reale.

Un Dio così piccolo, eppure infinito; Infinito, eppure così piccolo!

Ora ci avviciniamo alla mangiatoia, sentendo la grandezza del Divino Bambino. Come cattolici, adoriamo tutto ciò che è nobile, puro, santo e costante, per combattere e sacrificare tutto per la gloria di Dio. Il Ragazzo davanti a noi attira misteriosamente a Sé tutta la bontà e la grandezza che scaturiscono da Lui e tuttavia non sono altro che suoi riflessi. Perché non è forse vero che tutte le forme di purezza, tutte le forme di santità, esistono solo grazie alla Sua santità?

Così, allontanando da noi il peccato, l’errore, il disordine e il caos, non osiamo nemmeno alzare lo sguardo verso quella magnifica scena della Natività in cui tutto permea ordine, gerarchia e splendore.

Meditazione accanto al Dio Bambino nel presepe
La grandiosità del Presepe è permeata di ordine, gerarchia e splendore. Il Bambino Gesù è ricolmo di infinita bontà. Aspetta solo che ci avviciniamo. Dipinto di Dias Tavares.

Sebbene maestoso, ci invita ad avvicinarci

Immaginiamo ora un altro aspetto: la sua infinita accessibilità.

Immaginate il Bambino Gesù immensamente accessibile. Questo Re, così pieno di maestà, ad un certo momento ci apre gli occhi. Notiamo subito che il suo sguardo purissimo, intelligentissimo e penetrante incontra il nostro. Vede subito il più profondo dei nostri difetti, ma anche la migliore delle nostre qualità. In quel momento, Egli tocca dolcemente la nostra anima, così come commosse San Pietro durante la Sua Passione.

I Vangeli ci raccontano che il modo in cui Nostro Signore guardò San Pietro fu tale che questi uscì e pianse amaramente. Durante tutta la sua vita, il Principe degli Apostoli non dimenticò mai lo sguardo commovente che lo faceva continuamente pentire del suo triplice rinnegamento del suo Signore.

È naturale che questo sguardo susciti in noi un profondo dolore per le nostre colpe. Dandoci la conoscenza dei nostri fallimenti, ci ispira orrore per i nostri peccati.

Ma non tutto è perduto!

Proprio quando temiamo di non resistere a quello sguardo, anche il neonato Redentore manifesta il suo amore per le nostre qualità. Amerà sempre ciò che Lui, nella Sua infinita bontà, ha creato. È un amore che Egli ci dedica nonostante i nostri difetti, perché siamo stati creati da Lui e siamo destinati a un grado di santità e di perfezione che Lui stesso ha posto in noi. Conosce il nostro potenziale di grandezza ed è ciò che ama.

Alla ricerca della vera gioia del Natale

E quando meno ce lo aspettiamo, per una gentile supplica della Madonna, sorride. Nonostante tutta la sua maestà, con quel sorriso sentiamo svanire la distanza, il perdono invade la nostra anima e siamo attratti da Lui; e così attratti, ci avviciniamo per restare con Lui. Abbiamo deciso che non lasceremo mai il fianco di Dio Bambino. Il Bambino Divino ci abbraccia affettuosamente e pronuncia il nostro nome, nei toni più chiari e amorevoli che mai siano arrivati ​​alle nostre orecchie.

“Mio caro, ti amo così tanto! Ti auguro tante cose e ti perdono per tante altre! Non pensare più ai tuoi peccati. D’ora in poi pensate solo a servirmi. E per tutta la vita, quando avrai qualche dubbio, ricorda la simpatia, la gentilezza e il buon piacere che ti sto dimostrando ora. Ricorrete a Me attraverso Mia Madre. Attraverso la voce di Mia Madre, ti ascolterò sempre. Sarò il tuo rifugio e la tua forza, e queste ti porteranno in paradiso, per regnare al mio fianco per tutta l’eternità”.

Compassione infinita

Ora immaginate la misericordia del Bambino Gesù. Questa misericordia divina è più evidente quando Egli cerca il nostro bene e discerne ciò che è buono e ciò che è cattivo in noi. Nella sua misericordia, il Dio Bambino considera la misera condizione di ogni uomo che attraversa questa valle di lacrime.

La misericordia di Cristo analizza il dolore e la sofferenza che ciascuno di noi porta con sé: sofferenza passata, presente e futura; il dolore e la tristezza che potresti provare in questo preciso momento. Tutto questo lo sa già perché è Dio. E vede anche il rischio che le nostre anime corrono di andare all’inferno. Come cattolici, sappiamo che nel suo cammino terreno l’uomo è esposto al pericolo concreto di perdere la propria anima per l’eternità.

Immaginate anche il Bambino Gesù che guarda il Purgatorio e i tormenti che lì ci attendono se non siamo del tutto fedeli.

Il Suo Volto mostra ora uno sguardo di simpatia e di profonda partecipazione al nostro dolore; desiderio di allontanare il più possibile quel dolore in vista della nostra santificazione. Nella sua infinita misericordia, questo Bambino desidera darci la forza per sopportare qualunque dolore sia necessario alla nostra santificazione.

In Lui vediamo ciò che tanto consola l’animo umano: la compassione perfetta.

Fa parte della nostra natura umana che, quando soffriamo, ci sentiamo consolati nel vedere che qualcuno ha pietà di noi. La compassione quindi diminuisce la sofferenza condividendola. L’uomo è fatto in modo che quando è felice e comunica la sua gioia, quella gioia è raddoppiata; e quando è triste e comunica quella tristezza, il dolore è diviso.

Così anche noi siamo resi più forti quando discerniamo nel volto di Dio Bambino quella compassione perfettissima.

Fermati e guarda

In tutte le sofferenze della nostra vita, quando il calice delle nostre prove è amaro, dovremmo ripetere, attraverso la Madonna, la sua preghiera: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice, ma sia fatta la tua volontà”. , e non mio.”

In ogni momento possiamo chiedere che il dolore cessi. Tuttavia, se è Sua volontà che beviamo come Lui da un calice amaro, siamo certi che il nostro dolore troverà la Sua compassione. Inoltre ci dirà: “Figlio mio, soffro con te! Soffriamo insieme, perché ho sofferto per te; verrà il momento in cui parteciperai per sempre alla Mia gioia”. E possiamo essere certi che lo sguardo compassionevole di Gesù non ci lascerà un solo istante della nostra esistenza.

Pertanto, nonostante gli alti e bassi della vita quotidiana, dovremmo conservare questa triplice memoria: l’infinita maestà di Dio Bambino, la Sua infinita accessibilità e la sconfinata compassione che mostra verso di noi. Dovrebbe essere un ricordo vivo, che componga nella nostra immaginazione un’immagine precisa, che commuova la nostra anima.

Meditazione accanto al Dio Bambino nel presepe
Il Bambino Gesù ci mostra compassione: dobbiamo solo chiedere.

Tre presepi per il Dio Bambino

Essendo come noi in tutto tranne che nel peccato, la natura umana di Nostro Signore è composta da perfezioni e stati d’animo che esistevano secondo le circostanze della Sua vita, e tutti perfetti. Era pieno di maestà, pienamente accessibile, pronto all’ascolto e alla compassione degli uomini fin dal momento in cui si è incarnato.

È naturale che l’una o l’altra parte della natura umana di Cristo diventi più evidente man mano che persone diverse, in diversi stati d’animo, si avvicinano a Lui.

Per meglio assistere ad una meditazione come quella che abbiamo appena condiviso, sarebbe di grande ispirazione se potessimo allestire tre presepi in una chiesa, su tre altari diversi. Su ciascuno di questi altari le figure e tutta l’atmosfera significherebbero ciascuno di questi aspetti, rendendo più facile alle anime meditare sullo stato d’animo del Bambino che più le tocca.

In questo modo la nostra meditazione sul Natale si baserebbe su una rivisitazione molto sensata della scena, che può più facilmente toccarci e restare con noi mentre usciamo dal presepe e ritorniamo nel mondo.

Plinio Corrêa de Oliveira 21 dicembre 2016

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